Medici e infermieri Un nuovo approccio verso l'Alzheimer
Tre anni di lavoro, sette case di riposo e quarantasei pazienti coinvolti: il risultato è un percorso di assistenza innovativo che ha permesso di compiere passi importanti nella lotta al morbo di Alzheimer e alla demenza senile. Il progetto, promosso nel 2009 dal Rotary club Bassano (con il supporto nella fase iniziale anche del Rotary “Vicenza Nord Sandrigo”) ha trovato l'adesione dell'Ulss 3, dell'associazione Amad che promuove la lotta alle malattie senili e della scuola padovana “Formazione in Agorà”. I risultati della sperimentazione sono stati illustrati in un convegno tenutosi a Ca' Erizzo. «Considerando l'incidenza del morbo di Alzheimer nel Bassanese, con circa mille pazienti in cura – ha spiegato il promotore del progetto, il neurologo Francesco Salsa – e la tendenza alla diffusione all'aumentare della vita media, ci sembrava fondamentale affrontare le questioni legate a questa patologia». Nel periodo 2009-2011, le case di riposo del Bassanese coinvolte (Isa Cima Colbacchini, casa di riposo di Cartigliano, centro Villa Aldina, Madonnina, fondazione Rubbi, istituto Palazzolo e Rsa Tulipano) hanno adottato un protocollo finalizzato a migliorare la relazione d'aiuto tra infermieri e pazienti. In concreto, come è emerso nel corso del convegno di fine sperimentazione, si è trattato di modificare l'approccio degli operatori, ragionando non “per compiti” ma “sulla persona”. Gli infermieri coinvolti nel progetto hanno acquisito degli strumenti per leggere le reazioni degli ammalati, in modo da interpretare correttamente i loro stati d'animo, recuperando gli elementi cognitivi che la malattia tende a cancellare. «La sperimentazione – spiega Salsa – non cura il morbo di Alzheimer ma, fornendo un protocollo di intervento, permette di migliorare la qualità della vita del paziente e, di riflesso, la qualità del lavoro degli operatori». La persona affetta da demenza, perdendo progressivamente la capacità di comunicare con l'esterno, tende a rifugiarsi nella paura e a rispondere in maniera aggressiva agli stimoli che arrivano dal personale sanitario. Ciò comporta, per il paziente, un calo nella qualità della vita; per l'infermiere, frustrazioni e insuccessi che si trasformano in stress cronico. L'obiettivo del gruppo di direzione del progetto (sviluppato dal Rotary durante le presidenze di Eugenio Mocchi, Francesco Salsa e Francesco Cucchini) è ora estendere i risultati della sperimentazione ad altre realtà, trasformando il protocollo in regola diffusa.L.P.
