Grotte di Oliero, impresa nei sifoni

SPELEOLOGIA. Luigi Casati di Lecco aveva collegato i due rami, qualche anno dopo Rick Stanton e John Volanthen hanno fatto il giro inverso
Favaro e Ratto entrano dal Cogol dei Siori per uscire dal Cogol dei Veci: circuito completo di 5 mila metri e 4 ore di immersione
19/02/2012
Realizzato l'obiettivo di fare il giro completo dei due rami principali delle grotte di Oliero

Il circuito completo nei due sifoni principali delle grotte di Oliero, entrando dal Cogol dei Siori per uscire dal Cogol dei Veci, dopo circa 5 mila metri di progressione e poco più di quattro ore di immersione, è stato messo in atto da Sergio Favaro e Matteo Ratto. L'immersione tanto attesa è stata pianificata da tempo in ogni dettaglio: le decompressive all'interno del Cogol dei Veci, l'uscita in aerea, i tempi a disposizione, la chiusura del jump, cosa fare se scooter o rebreather dovessero dare problemi. Gli speleosub non vogliono avere incertezze quando si è a 2,5 km dall'uscita. Trasferiscono scooter e decompressive di emergenza al Cogol dei Siori, da dove si parte dopo un rapido controllo. Ai due sub non sembra vero che, se tutto funziona come pianificato, entro qualche ora usciranno dall'altro ramo. Anni fa Luigi Casati di Lecco ha collegato i due rami, qualche anno dopo Rick Stanton e John Volanthen hanno fatto il giro inverso passando per uno short cut. «La nostra intenzione era fare il giro completo. - dicono Sergio e Matteo - Dopo tanta fatica a sagolare, non avrebbe avuto senso lasciar perdere». La strada è lunga, nel Cogol dei Siori una buona parte è sotto i 40 metri, ma dopo una serie infinita di cambi di direzione i sub puntano sempre a sud verso l'uscita in aerea. «Arriviamo dove la profondità è di 6 metri - raccontano - sopra di noi lo specchio d'acqua. Dopo circa 40 metri la grotta termina in una camera molto vasta, una condotta parte sul lato destro, ma il nostro obiettivo è fare il circuito, per cui ci riposiamo solo 10 minuti, fissiamo le sagole e proviamo a fare qualche video. Con le nostre luci non si ottiene molto fuori dall'acqua. Ritorniamo in acqua, ricontrolliamo i rebreather e ci avviamo verso il jump». Pochi minuti dopo depositano finalmente due indicatori di direzione, verso il Cogol dei Veci lasciano un ulteriore indicatore e un cookie a indicare il loro passaggio e la via più veloce e comoda per l'uscita. Il rientro fino al bivio successivo è lento, prendono riferimenti, direzioni, quote. Arrivati al bivio ripartono con un'andatura di crociera, devono percorrere ancora 2,3 km prima dell'uscita. Il rientro è tranquillo, i rebreather rispondono bene, gli scooter anche; i sub sanno di non aver troppa autonomia, come pianificato. Durante il rientro incontrano il gruppo sub austriaco che, a sua volta, sta procedendo all'interno della grotta. Arrivano con calma ai 45 metri, dove preparano gli scooter e lentamente si portano verso i 36 metri. La decompressione non è lunga, a differenza delle altre immersioni in cui si perde tempo sul fondo a sagolare e si accumula decompressione. «Gli austriaci ci fanno compagnia, - racconta Matteo Ratto - sono una bella compagnia organizzata in tre squadre. Dalle occhiate che ci danno penso che non gli sia molto chiaro come mai ci hanno visto entrare da una parte e uscire dall'altra. Recuperiamo le bombole e risaliamo in superficie: 4 ore e 20 minuti, compresa la sosta in aerea. Siamo contentissimi anche se il sorriso sparisce nel momento in cui ci giriamo e vediamo i 4 scooter e 12 stage che aspettano di salire in auto. Ormai però è fatta e tutto senza grossi problemi. Riprendiamo il fiato, ci cambiamo e iniziamo il recupero dell'attrezzatura». La giornata si conclude con un buon caffè caldo. Matteo riparte poco dopo per Brescia, soddisfatto per l'obiettivo raggiunto.R.P.