«La sospensione? Per gli studenti è una vacanza»
«Molto meglio più ore di lezione e un confronto sulla sessualità»
«La sospensione dalle lezioni è un provvedimento sbagliato». Questo il commento del prof. Paolo Crepet, il noto psichiatra originario di Padova, in merito alla decisione del preside Giovanni Pone. «Il problema - ha spiegato lo psichiatra - non è solo la verifica del fatto. Bisogna andare oltre per comprendere i motivi che l'hanno determinato e agire di conseguenza. La scuola ha un ruolo educativo e se ha deciso in questo caso per una sospensione non ha punito gli studenti. Per i ragazzi la sospensione si tramuta in un premio, con uno o più giorni di vacanza. Magari si ritrovano a casa da soli con la possibilità di ritrovarsi o di trascorrere le giornate davanti alla televisione o al computer». «Costringere i ragazzi - ha aggiunto Crepet - a rimanere a scuola per un tempo maggiore rappresenterebbe, al contrario, una vera punizione. Ci vuole creatività anche nell'educazione. La scuola inoltre dovrebbe affrontare con gli stessi protagonisti e con i loro compagni il problema della sessualità. Se quello che è accaduto nella scuola bassanese ha un sottofondo di sesso in cambio di soldi o altri beni, la vicenda assume contorni ancor più preoccupanti per la studentessa e pure per lo studente. Ho già scritto più di dieci anni fa di giovani vicentine che a Mestre si dedicavano all'antico mestiere per acquistare capi d'abbigliamento. Non sarebbe quindi una novità l'episodio bassanese. Il maschio rischia di rapportare la sessualità alla prostituzione. Potrebbe aver avuto degli esempi». E le famiglie? «Non so quanti mamme e papà siano al corrente delle conoscenze sessuali dei figli. Non capisco i genitori che dicono di essere molto impegnati con il lavoro. Non si possono mettere al mondo figli per affidarli, che so, ai nonni o alle parrocchie. Bisogna valutare prima il da farsi. E probabilmente si lavora molto, non per pura necessità, ma per mantenere un tenore di vita eccessivo». Può accadere che ad un genitore pur vicino ai figli non si accorga di determinate situazioni? «No. Si notano. Prendiamo ad esempio, in una ragazzina, il modo di vestire, di truccarsi, del tempo che rimane fuori da casa di sera. Sono atteggiamenti che difficilmente possono sfuggire”. L.Z.
