Le finanze familiari travolte dalla crisi Triplicano gli sfratti FULVIO REBESANI

IL CASO. Il Sindacato degli inquilini lancia l'allarme: «Il Bassanese non è più un'isola felice »
Si è passati dai 30 procedimenti del 2008 agli oltre 100 del 2012 «Situazione ormai irreversibile. È ora che il Comune intervenga»
08/02/2013
Una veduta dall'alto di Bassano. Crescono gli sfratti e con essi cresce il bisogno di case popolari

Dopo il posto di lavoro, la crisi colpisce la casa e anche nel Bassanese è allarme sfratti. La situazione è grave e, dati alla mano si può realmente parlare di emergenza. Quasi un terremoto o un'inondazione che non si riesce ad arginare. Una vera catastrofe sociale, insomma, confermata dai numeri e difficile da affrontare. «Fino al 2008 – spiega il portavoce del sindacato degli inquilini (Sunia), Fulvio Rebesani – i procedimenti aperti per sfratto in tribunale erano una trentina o poco più. Con la crisi ci avviciniamo al centinaio. Cento procedimenti significano almeno quattrocento persone coinvolte. I numeri sono in linea con il resto del Veneto, dove le richieste di esecuzione degli sfratti sono passate da 4 mila del 2010 a 12 mila dell'anno successivo. Con il 2013, inoltre, anche in zona finiranno molte casse integrazioni e il rischio concreto è di un'esplosione delle insolvenze e, conseguentemente, degli sfratti». Quando le famiglie vedono ridursi drasticamente il reddito e rispondono, tagliano il superfluo ma se ciò non basta devono taglia anche il pagamento dell'affitto e da lì inizia la trafila che spesso porta le famiglie in strada. «Di fronte a queste prospettive – incalza Rebesani – l'Amministrazione deve intervenire. Come? Innanzitutto bisogna prendere coscienza del fatto che Bassano non è più l'isola felice di un tempo. Poi bisogna capire che la congiuntura sfavorevole non è episodica ma strutturale e che, anche quando sarà passata, non si tornerà più indietro». In altre parole, la crisi trova nel Bassanese un tessuto di imprese di medie e piccole dimensioni che, una volta colpite tendono a morire. «Una grande azienda – precisa Rebesani – o una rete di imprese riescono a reagire e a risorgere. I singoli no. Si fermano e non ripartono. Il Sunia chiede quindi all'Amministrazione di adottare in tempi rapidi tre provvedimenti. «Il Comune – dichiara Rebesani – dispone di una sessantina di appartamenti sfitti. Ne destini immediatamente alcuni per le famiglie che restano senza casa. Una legge regionale del 1996 lo consente e ci sono città come Padova, Vicenza e Rovigo che si stanno già muovendo in questa direzione». «Per venire incontro alle situazioni di maggiore emergenza – aggiunge - si possono poi stipulare convenzioni con gli alberghi in modo da garantire agli sfrattati di avere almeno un tetto sulla testa. È chiaro che si tratta di una soluzione non ottimale, ma siamo in emergenza». Il terzo passaggio è la riprogrammazione del Pat. «Nei piani regolatori – chiude Rebesani – si parla ancora poco di edilizia popolare. La situazione è cambiata e le soluzioni del passato non bastano più».

Lorenzo Parolin