«Il pronto soccorso scoppia, serve più spazio»

SANITÀ. Ieri al S. Bortolo oltre 200 persone da visitare, molte delle quali con più di 85 anni. Il primario Riboni chiede di intervenire al più presto
«Di sabato e domenica aumentano le presenze di anziani: serve subito un'assistente sociale»
20/02/2012
Allarme capienza al pronto soccorso del San Bortolo

Esplode il pronto soccorso. Ed esplode la rabbia del primario Vincenzo Riboni. Ancora un afflusso record. In poche ore di una domenica grigia e uggiosa 200 persone da visitare, soprattutto tanti anziani dagli 85 anni in su, tutti molto impegnativi, che non è possibile mandare a casa dopo la terapia d'urto per tirarli fuori dallo scompenso cardio-circolatorio e dalla crisi respiratoria, ma che non si sa dove mettere perché i posti-letto dei reparti di medicina e geriatria sono completamente occupati. «Il sabato e la domenica l'ospedale chiude - è lo sfogo del primario - e restiamo solo noi a cercare di arginare una domanda che aumenta con questa tipologia di grandi anziani che presentano con una serie di patologie gravi, che trattiamo immediatamente ma che poi siamo costretti a trattenere qui con affanno perché non ci sono altre soluzioni. Siamo in emergenza». Una situazione drammatica ieri pomeriggio. Occupati gli otto letti dell'osservazione breve. Occupati i letti-bis che Riboni è riuscito a racimolare. Esauriti i letti-barella. Dalle 19 di ieri fino a questa mattina restavano a disposizione solo due “barelloni" da collocare nell'atrio dell'astanteria. Riboni è un fiume in piena. Ieri pomeriggio era di riposo ma è dovuto correre in ospedale a dare aiuto ai tre medici di turno. «Ora ci danno sei letti aggiuntivi ma dovevano darceli due anni fa. Non saremmo in questa situazione. Non siamo come il pronto soccorso del San Camillo di Roma perché ho medici e infermieri straordinari ma se si vuole evitare un'ipotesi sia pure remota di collasso la direzione dell'Ulss deve intervenire per valutare prima di ogni fine settimana la disponibilità dei reparti, la distribuzione dei posti-letto, la funzionalità dei dipartimenti. Non si può più lasciare il cerino sempre acceso in mano ai soliti cirenei». Riboni reclama a gran voce più spazi. «Sono due anni che chiediamo l'ampliamento delle sale di emergenza, invece resta tutto fermo. Hanno realizzato il nuovo ingresso, stanno costruendo la nuova mensa, hanno completato le nuove aule per le scuole universitarie. Tutto bene. Ma la priorità assoluta bisognava darla al pronto soccorso per metterci in condizioni di lavorare meglio e di essere all'altezza di un ospedale come il nostro. Non devono lamentarsi se io insisto su questa esigenza. Non parlo a vanvera. Io qui ci vivo ormai quasi 24 ore al giorno da anni. Per questo rivendico più attenzione. Non è una battaglia che faccio per me ma per i pazienti. Non si fa un favore a me ma a loro». Le attuali sale con la spia rossa dell'emergenza sono tre, sono strette, dispongono di un solo posto-letto anche se Riboni le usa per due pazienti ciascuna, ma la richiesta, ormai antica, è di avere una sola maxi-sala con 10 posti-letto. «Sono tutte così nei pronto soccorso dei grandi ospedali». Il primario non si rassegna allo stop prolungato dei lavori: «Mi sono state date tante risposte ma non capisco ancora perché siano bloccati. Mi rivolgo allora al segretario regionale Mantoan. So che è attento e disponibile alla soluzione di questi problemi. Mi aiuti. Mi dia una mano». Riboni chiama in causa anche la direzione dei servizi sociali dell'Ulss, il Comune, l'Ipab: «Chiedo che al pronto soccorso sia assegnata un'assistente sociale di coordinamento. Il sabato e la domenica aumentano i casi sociali di anziani che non sappiamo dove mandare. Ci vuole una figura professionale di raccordo con i distretti, le case di riposo, gli istituti, per reperire posti-letto di sollievo al massimo entro 24 ore».

Franco Pepe