«Il tribunale? Se lo tenga lo Stato»

IL CASO. L'assessore Tosetto e il presidente Carbone puntano il dito contro il Governo e fanno fronte comune per accelerare il trasferimento
Lunedì la “marcia su Roma” per chiedere certezze finanziarie al ministero della Giustizia «Tante promesse mai mantenute» ORESTE CARBONE
21/02/2012
Il nuovo tribunale è pronto ma i locali restano ancora vuoti fino a che il Ministero non darà certezza sui finanziamenti

È finito il tempo delle parole. Ora si passa all'azione. Palazzo Trissino e palazzo di giustizia fanno fronte comune per velocizzare l'ingresso nel nuovo tribunale. È passato troppo tempo. Le promesse fatte dal Ministero non sono state mantenute. E adesso non c'è più spazio per i proclami. È necessario mettere nero su bianco. Lunedì prossimo scatterà la marcia su Roma e se non giungeranno risposte concrete allora, per usare le parole dell'assessore ai lavori pubblici Ennio Tosetto e dell'architetto Michele Valentini, «lasceremo allo Stato questa struttura vuota». LA MARCIA. Parole provocatorie, certo. Che rendono l'idea di una situazione giunta al limite. «Non possiamo più attendere - afferma il presidente del tribunale, Oreste Carbone - se non abbiamo certezze va tutto in fumo». Ieri, Tosetto, Carbone e Valentini si sono riuniti a palazzo di giustizia per tirare le somme della vicenda. Il summit ha portato alla decisione di marciare su Roma. Lunedì una delegazione vicentina andrà al Ministero della Giustizia, dove sarà ricevuta dal direttore generale Alfonso Malato. «Batteremo cassa - commenta Tosetto - e presenteremo il piano d'attacco». ASSEGNI MIRAGGIO. Un planning che l'Amministrazione, assieme ai vertici del tribunale, ha studiato per riuscire a trasferire le attività all'ex Cotorossi entro agosto. «È un piano di minima - precisa l'assessore - che è stato stilato considerato che non abbiamo visto nemmeno un euro di quei due milioni promessi». Già, perché oltre al danno c'è anche la beffa di aver ricevuto rassicurazioni dall'allora sottosegretario Elisabetta Alberti Casellati che a settembre scorso aveva annunciato «di assommare la cifra necessaria per rendere possibile l'apertura». PIANO D'ATTACCO. Niente è accaduto; il piano d'attacco prevede una riduzione dei costi, acquistando per il nuovo tribunale solamente gli arredi necessari e cercando di salvare il mobilio dell'attuale struttura. «Parliamo di 800 mila euro minimo - conferma Carbone - ma non possiamo scendere sotto questa cifra. Così sistemeremo il sistema informatico, la sicurezza e l'arredo delle cancellerie». A questo punto ci sono due alternative. «O il Ministero concede tutto il finanziamento subito - spiega Tosetto - altrimenti l'Amministrazione è pronta ad anticipare la cifra ma il Governo deve impegnarsi a saldare poi il tutto tramite, ad esempio, una riduzione degli oneri di affitto». Se non sarà soddisfatta nemmeno una delle due clausole allora scatterà il piano C. «Che lo Stato si tenga una struttura vuota», attacca Tosetto. «Non si può andare allo sbaraglio - aggiunge Carbone - o si hanno certezze o non si va da nessuna parte». LE CIFRE. Lunedì sarà una giornata chiave. Se dalle parole non si passerà ai fatti allora la situazione diventerà complicata. Soprattutto in termini economici. «Al momento - commenta Ennio Tosetto - paghiamo 405 mila euro per l'affitto dello stabile in cui ha sede la procura e per quello dei giudici di pace. Abbiamo già dato la disdetta». © RIPRODUZIONE RISERVATA Anche un edificio nuovo di zecca rischia di diventare un contenitore di sporcizia e degrado. Sembra strano ma è così. Da un po' di tempo il palazzo di giustizia del futuro, desolatamente vuoto, si è trasformato nella casa di decine di piccioni. Una colonia di volatili vola sopra la struttura, usando la copertura come base di appoggio e come “strumento” per procurarsi il cibo. È lo stesso architetto Michele Valentini, che ha progettato la struttura e che ieri ha partecipato all'incontro tenutosi in tribunale, a lanciare l'allarme. «I piccioni prendono le noci e le fanno cadere dall'alto - racconta - per rompere il guscio sul tetto dell'edificio. È un problema serio perché i resti finiscono per intasare le grondaie e quando piove l'acqua non scorre». Valentini non nasconde la propria preoccupazione. «È normale che accada - spiega l'architetto - perché se si lascia un edifico abbandonato, anche se nuovo, il degrado inizia a comparire. Per allontanarli basterebbe un falconiere ma in questo momento non ha alcun senso, considerato che la struttura, almeno per il momento, è destinata a rimanere ancora vuota a lungo. Stando alle previsioni e considerato il silenzio del Ministero». L'assessore ai lavori pubblici Ennio Tosetto conferma la sua preoccupazione. «L'edificio è pronto da due anni - aggiunge - ed è vero che una colonia di piccioni ha trovato casa da quelle parti. Purtroppo sono situazioni che accadono, ma che devono essere evitate». Come? Trasferendo l'attività nel nuovo tribunale. Ma al momento la strada è tutta in salita. Tanto che lo stesso assessore è pronto a presentarsi a Roma con l'elenco spese da una parte e la calcolatrice dall'altra. «Oltre a dover pagare 405 mila euro per gli edifici che attualmente sono occupati da procura e giudici di pace dobbiamo aggiungere la cifra per la manutenzione del nuovo tribunale. Tra due mesi riceveremo le chiavi dalla ditta che l'ha “conservato” per due anni di fila dopo la completa realizzazione. Se non l'utilizzeremo bisognerà pagare comunque 250 mila euro perché un edificio vuoto ha bisogno di essere curato anche se è nuovo di zecca». NI.NE.

Nicola Negrin