Diamo un ruolo alle aziende pubbliche
I tagli (esecrabili) al trasporto pubblico e l'incombere delle liberalizzazioni obbliga le società titolari di questo servizio ad accelerare i loro progetti di ripensamento organizzativo. È peraltro l'occasione per una ri-programmazione e l'incentivo del trasporto collettivo, con l'obiettivo non ultimo - visto l'aria che tira - di diminuire l'uso dei mezzi privati, costosi e inquinanti. Il decreto sulle liberalizzazioni trasuda fiducia nella capacità salvifica del mercato, cosa tutta da dimostrare. Noi crediamo che siano ancora possibili buone aziende pubbliche di servizio, che possano coniugare sostenibilità economica, efficienza e fini ed utilità sociali. Per questo ci sarebbe piaciuto un provvedimento governativo che spingesse per una forte politica industriale nel sistema pubblico dei servizi locali, la sua messa in efficienza, la crescita dimensionale delle aziende, le aggregazioni, la separazione tra proprietà (politica) e gestione (manageriale), la fissazione di obiettivi di qualità del servizio e dei costi standard, la misurazione pre, durante e post delle performance degli amministratori rispetto agli standard dati, la trasparenza dei bilanci, la partecipazione ed il controllo da parte degli utenti/cittadini, non la sola cessione al mercato. Dovremo riprendere questi argomenti. E dobbiamo farlo in fretta in riferimento al sistema idrico, per fortuna escluso dal decreto sulle liberalizzazioni, per il quale si pone anche il tema del reperimento di risorse per fare i dovuti investimenti. Noi pensiamo che si possa aprire un ragionamento su forme di finanziamento nuove: è possibile immaginare sorta di “idro-bond”, ovvero obbligazioni emesse dall'ente locale o dal soggetto gestore? Chiedere un ruolo attivo della Cassa Depositi e Prestiti, oppure, eccezionalmente, istituire una “tassa di scopo” con le dovute esenzioni e progressività? Prevedere percorsi e modalità improntate alla democrazia partecipativa di tutti gli attori in campo? Noi crediamo di sì. Solo ricercando alternative percorribili si può dire no all'ingresso del privato, invocato invece da alcune parti. Tornando ai trasporti: proprio perché crediamo nelle due aziende vicentine Aim e Ftv, riteniamo che si debba cogliere senza indugi l'opportunità - da approfondire - offerta dal decreto sulle liberalizzazioni di attivare “integrazioni operative” tra più soggetti operanti in ambito provinciale. Ricordiamo che esiste un contenitore pronto, la Società Vicentina Trasporti, e che - forse - questa operazione permetterebbe di sfuggire alle strettoie del patto di stabilità. Consentirebbe di organizzare e rodare una nuova struttura più forte e radicata sul territorio quando le gare, in ogni caso al massimo dopo 3 anni, si dovranno fare. Altri servizi andranno in gara (gas e rifiuti certamente). Noi chiediamo alle nostre aziende di continuare a migliorarsi, a ricercare alleanze e a partecipare alle gare per vincere. Ricordando che, in queste aziende, c'è un grande patrimonio professionale e umano che non può essere disperso e che, in qualche modo, appartiene a tutta la comunità. * Segretaria generale Cgil Vicenza
