Tassi da usura Padre e figlio a patti in aula
I rapporti illeciti furono scoperti casualmente dalla guardia di finanza che indagava su un giro di fatture false. Imposti interessi fino al 61 per cento
Il figlio era stato arrestato in flagranza, al casello autostradale di Grisignano, mentre incassava una delle tante rate per la restituzione del prestito. A tassi d'interesse fino al 61 per cento. In una parola: usura. Ed è per questo reato che ieri mattina Luca Baseggio, 49 anni, che oggi abita Piove di Sacco ma all'epoca residente a Vicenza in strada Casale, e suo padre Agostino, 75, anche lui di Piove di Sacco, hanno patteggiato davanti al giudice Dario Morsiani. Per entrambi un anno e dieci mesi di reclusione e 5 mila euro di multa. La pena è stata sospesa con la condizionale. I due Baseggio erano stati indagati dal pubblico ministero Barbara De Munari in seguito ad un'indagine del nucleo regionale di polizia tributaria della guardia di finanza. I militari, nel 2005, stavano cercando di far luce su un giro enorme di fatture fasulle con una ventina di persone accusate di aver costituito un'associazione per delinquere. Fra loro anche Marisa, 50 anni, di Vicenza, una commerciante che gestiva una profumeria nell'hinterland della città, e che restò coinvolta in una serie di inchieste penali per una delle quali è stata anche condannata. Quando i finanzieri, all'epoca coordinati dal pubblico ministero Angela Barbaglio, la perquisirono cercando prove delle triangolazioni fiscali illecite recuperarono nella sua auto una valigetta piena di documenti. Fra questi, numeri cifre tabelle e una dichiarazione che agli occhi esperti dei militari fecero comprendere che la donna era vittima di usura. Marisa si presentò in caserma e raccontò che da alcuni anni, a causa del negozio, aveva fatto una valanga di debiti, per alcune centinaia di migliaia di euro. Le venne presentato Luca Baseggio, che lei sapeva essere molto facoltoso, e gli chiese di entrare in società con lei. Baseggio, raccontò la vicentina, le offrì del danaro a titolo di prestito. In due tranche le consegnò circa 140 mila euro; in cambio doveva restituire, solo a titolo di interessi, 5 mila euro al mese. Dopo qualche mese, Luca e il padre le fecero firmare una scrittura privata in base alla quale il capitale era salito a 402 mila euro e gli interessi pretesi mensilmente erano di 13.400 euro, con tassi che variavano dal 40 al 61 per cento. I finanzieri organizzarono l'appuntamento al casello dopo aver compiuto una serie di accertamenti e dopo aver intercettato i telefoni. Marisa si presentò con 2 mila euro in una busta. Baseggio la incassò e scattarono le manette. Ieri mattina, i due Baseggio - difesi dagli avv. Davide Druda e Eva Salbego - hanno preferito scendere a patti e chiudere la vicenda processuale. Il padre è stato assolto per prescrizione dall'aver omesso di denunciare lo smarrimento di una pistola calibro 7.65. Quell'arma, ritenuta clandestina, venne trovata nella disponibilità del figlio Luca e di Fiorella Salvagnin, 49 anni, di Piove, i quali dovranno risponderne davanti al tribunale di Padova, al quale sono stati trasmessi gli atti. La stessa Salvagnin sarà indagata dalla procura di Rovigo per favoreggiamento: nel giugno 2005 effettuò due prelievi in banca a Contarina di Porto Viro per conto dei due Baseggio per un importo di 37 mila euro, favorendoli secondo l'accusa nelle pratiche usuraie. © RIPRODUZIONE RISERVATA
