«Anziano morto, nessuna colpa»
Il pubblico ministero Severi: «Non c'è nesso fra l'allarme dato tardi e quel decesso»
«Archiviate la posizione di sindaco, assessore e tecnico per la morte del pensionato. Se tardarono nel dare l'allarme, manca il nesso di causa fra l'eventuale mancata allerta e la disgrazia». È la richiesta che il pubblico ministero Alessandro Severi ha inoltrato al giudice Dario Morsiani. La procura vuole archiviare l'inchiesta sulla morte di Giuseppe Spigolon nata dalla denuncia di alcuni famigliari. I parenti si sono opposti chiedendo invece il processo per gli indagati o nuovi accertamenti, e il gip si è preso qualche giorno di tempo per decidere. Il magistrato aveva messo sotto inchiesta il sindaco Marcello Vezzaro, l'assessore Ivano Meneguzzo e il responsabile dei lavori pubblici del Comune Giuseppe Reniero. Il pm ha chiesto l'archiviazione per l'omicidio colposo. Il primo novembre 2010, il Timonchio ruppe gli argini e Cresole fu travolta da un'ondata di acqua e fango. Spigolon, 75 anni, raggiunse il garage; ma l'ondata lo bloccò. Giuseppe morì in trappola. Barbara Spigolon, assistita dall'avv. Vincenzo Garzia, presentò un esposto in procura. Il magistrato ha sottolineato che non si può provare un «nesso eziologico» fra l'«inerzia dell'autorità municipale e la condotta - imprudente - dello Spigolon». Secondo il pm, il pensionato non avrebbe dovuto correre il rischio di scendere in garage. E ricorda la testimonianza, raccolta dai carabinieri della procura, del condomino Siro D'Andrea, che raccontò il dramma: Spigolon che batte sulla porta interna del garage chiedendo che sua moglie gli apra, ma lei non ci riesce. Il pm ritiene che sindaco, assessore e tecnico - assistiti dagli avv. Lucio Zarantonello, Valentino Ponti, Alessandro Pistochini ed Elisa Lorenzetto - non abbiano responsabilità nella morte. Il pm invece ha sottolineato che la Regione aveva avvisato il Comune del pericolo che incombeva su Caldogno. Ma nessuno avvisò la popolazione. Per questo ha intenzione di procedere per «l'omissione di cautele». «Non c'è stata omissione - ha replicato l'avv. Zarantonello -: come si poteva ipotizzare che si rompesse l'argine?». Totalmente opposta la visione della famiglia. «Se Spigolon fosse stato avvisato, come il Comune doveva fare, non sarebbe morto», ribatte l'avv. Garzia. «La roggia Caldonazzo esonda due volte l'anno. Chi abita lì era abituato ai 30 centimetri d'acqua in garage. Quel giorno scese nell'interrato per mettere i sacchetti: la sua non fu una condotta imprudente, pensava che esondasse la roggia, non che gli arrivasse in fiume in casa: nessuno gli aveva detto nulla». © RIPRODUZIONE RISERVATA
