Mattia Pascal, un eroe da niente Fallimenti narrati in chiaroscuro
Quello che compie il protagonista è un percorso a ritroso alla ricerca dell'io più nascosto, eliminando le macerie di una vita sbagliata
Lino Zonin VICENZA Quello che compie il protagonista de "Il fu Mattia Pascal" di Tato Russo è un percorso a ritroso, un tornare indietro in cerca dell'io più nascosto, eliminando passo dopo passo le macerie di una vita sbagliata. Per questo gli attori escono di scena camminando all'indietro, per questo gli arredi scompaiono uno dopo l'altro dal palco per lasciare alla fine solo uno spazio vuoto e desolato, con sullo sfondo l'ombra di un cimitero e l'idea di una lapide che commemora un morto, che morto non è. La riduzione del romanzo di Luigi Pirandello messa in scena dall'attore e regista napoletano - presentata con due recite nel fine settimana al Comunale di Vicenza - riflette in modo quasi didascalico il pensiero dell'autore. La profonda voce fuori campo dello stesso Tato Russo conferma la matrice letteraria del testo e aiuta a tenere assieme i vari quadri dell'azione che ruotano attorno al protagonista, sempre presente, testimone attento e impotente della sua caduta. Il palcoscenico è ingombro di mobili, alcuni sono coperti da teli in attesa di diventare utili. Una violenta luce verticale cade a picco sulle diverse ambientazioni e le fa spiccare dal buio con la nitidezza di pensieri evocati da un improvviso ricordo. Mano a mano che non servono più, le tavole, le sedie, gli armadi spariscono dietro le quinte e il palco si fa sgombro, così come Mattia Pascal mette in ordine i pensieri, e la sua mente può cominciare a trarre una conclusione dalle turbinose vicende che lo hanno travolto. Piccolo uomo senza qualità, il protagonista si barcamena tra dissesti finanziari e delusioni amorose. Era ricco di famiglia ma ha perso tutto a causa degli imbrogli di un amministratore disonesto. Ama una ragazza, la mette anche incinta, ma non può sposarla perche lei gli preferisce, guarda caso, proprio l'infido fattore. Si sposa con una donna che non ama e che gli porta in casa una suocera insopportabile. Insomma, un disastro, dal quale fugge riparando a Montecarlo. Qui, una vincita al casinò lo fa diventare ricchissimo. Adesso può tornare al paese ma sul treno legge sul giornale che il cadavere di un certo Mattia Pascal è stato trovato in un fosso. È l'occasione insperata per tentare un riscatto, per costruirsi una vita nuova, possibilmente migliore. Mattia Pascal è morto, al suo posto adesso c'è Adriano Meis. Raggiunge Roma, va a vivere in una pensione, si innamora della figlia del padrone ma anche qui le cose si complicano a causa di un cognato geloso e di una compagnia di conoscenti poco affidabili. La sua condizione di morto vivente non gli consente di compiere alcuna azione di tipo legale. Non può sposare la ragazza, non può denunciare il furto che subisce. Adriano Meis è come Mattia Pascal. Non serve andarsene, cambiare nome, mettersi e togliersi la maschera, cercare di apparire quello che non si è. La ricerca nella profondità dell'animo offre al protagonista un risultato mortificante: non c'è grandezza nelle sue azioni, non c'è nobiltà nei suoi intenti, il posto che gli spetta nella società è quello di semplice ed eterno comprimario. Il ritorno al paese non fa che confermare il verdetto. Nessuno lo ricorda, nessuno lo rimpiange. Non gli resta che farsi da parte e passare le giornate a meditare sul fallimento non di una, ma di due vite, davanti alla tomba che porta il suo nome. Per rappresentare il dramma di questo eroe da niente, Tato Russo sceglie il contrasto tra chiaro e scuro: buio il fondale, abbacinante il proscenio; neri i costumi, candide le maschere; tetri i pensieri di Mattia Pascal, lampante la presa di coscienza della sua rovina. Lui recita con la solita autorità facendo pesare il peso dell'esperienza e dimostrando tuttavia qualche calo di concentrazione in alcuni passaggi. Gli altri attori (Francesco Acquaroli, Renato Di Rienzo, Sarah Falanga, Giulio Fotia, Marina Lorenzi, Adriana Ortolani, Antonio Rampino, Carmen Pommella, Francesco Ruotolo, Massimo Sorrentino) sono all'altezza di un allestimento di grande spessore, che il pubblico saluta alla fine con lunghi applausi.
