Jolie e la Bosnia: «Ho voluto dare voce alla gente»

CINEMA. Presentato a Berlino «In the Land of Blood and Honey»
L'attrice americana al suo primo film da regista: «Questa guerra non va dimenticata, né la terribile violenza subita dalle donne»
22/02/2012
Angelina Jolie (a destra) con l'attrice bosniaca Zana Marjanovic

«Volevo fare un film che esprimesse, in modo artistico, le mie frustrazioni contro il fallimento della comunità internazionale nell'intervenire nei conflitti in modo tempestivo ed efficace. Volevo anche esplorare e capire la guerra in Bosnia, oltre a questioni più ampie, come la situazione delle donne nei conflitti, il problema della violenza sessuale, la responsabilità per i crimini di guerra e i crimini contro l'umanità, e la sfida della riconciliazione. È stata, in Europa, la guerra più mortale dopo la Seconda guerra mondiale, ma a volte la gente dimentica la terribile violenza che è successo nel nostro tempo, nella nostra generazione, alla nostra generazione». Con questa idea in testa Angelina Jolie ha affrontato la sceneggiatura di In the Land of Blood and Honey, il suo film d'esordio, con cui ha affrontato il pubblico del Festival di Berlino. Era un progetto da affrontare con rispetto e delicatezza: «Sono andata a trovare persone di vari governi, gente della comunità internazionale, quelli dell'Onu e i giornalisti che hanno scritto della guerra, e ho chiesto a loro: è giusto? Ma le testimonianze più importanti sono state quelle della gente del posto, erano, e sono, loro i protagonisti. Loro hanno vissuto la guerra. Quelli che hanno visto coinvolte le loro famiglie, quelli a cui hanno sparato, quelli che sono diventati profughi, erano i primi a cui con ansia volevo mandare la sceneggiatura, quelli la cui opinione mi era più preziosa» Una volta scritto e finanziato il progetto, la signora Jolie ha affrontato il problema del cast. Così spiega come l'ha risolto: «Quando gli attori si presentavano per far parte del cast, il direttore del casting chiedeva a ognuno di loro cosa aveva vissuto durante la guerra, quale era il suo background. Volevo nel cast un attore serbo-bosniaco nel ruolo principale, e un'attrice bosniaca, musulmana o di una famiglia mista, come protagonista. Volevo anche uomini provenienti dalla Serbia disposti a lavorare sul progetto, non solo i serbi bosniaci. Il coinvolgimento artistico dell'intero paese era molto importante per me». Tra gli attori, in particolare, è stato Goran Kostic, a colpire Angelina Jolie: «Goran riesce ad essere molto freddo e distante in un momento, ed estremamente umano e profondamente emozionato in quello dopo. Più tardi venni a conoscere di più sulla storia di Goran, di suo padre, di sua moglie, dei suoi figli. Mi ha colpito come egli comprendesse a fondo il fatto di essere padre e figlio. Egli ha una forte presenza sullo schermo. Non credo che esistano molti uomini capaci di essere così aperti emotivamente e così vulnerabili». Non di meno l'ha colpita la figura di Zana Marjanovic, la protagonista: «Lei è una che ti attrae. In lei c'é qualcosa che pochissime persone possiedono sullo schermo. Ha un mistero e una forza che trovo affascinanti e potenti. Lei è molto più che una donna per me. Lei rappresenta ciò che è una donna. Riempie lo schermo senza dover fare o dire qualcosa. Ho voluto nel cast persone che avevano realmente qualcosa da dire, e che avevano una particolare passione per farlo». Angelina Jolie è soddisfatta del suo lavoro, di aver raccontato una storia che fa male, perché gli uomini troppo spesso si dimenticano di appartenere all'umanità.

Ugo Brusaporco