«Banche: addio agli sportelli»
Doris: «Entro il 2020 le operazioni fatte lì saranno solo il 5%. Sarà una rivoluzione»
I motivi che hanno portato alla crisi economica. Il futuro delle banche legato a quello delle decisioni politiche dei governi europei e di quello statunitense. Il ruolo dell'Italia. Il futuro del sistema bancario. L'intervento di Ennio Doris, presidente di Banca Mediolanum, mercoledì sera in un teatro comunale pieno, è stato a tutto campo. Una visione panoramica dell'economia e della finanza avvenuta nel corso del talk show “Mercati, scenari, evoluzioni” (organizzato dai family banker di Mediolanum) a cui Doris ha partecipato assieme agli imprenditori vicentini Giovanni Paolino (Eismann Italia), Mirco Gasparotto (Aroweld Italia) e Pino Bisazza (Trend) e al giornalista di Class Cnbc, Andrea Cabrini. LA GENESI DELLA CRISI. «È stata pesantissima - ha esordito Ennio Doris - gli Stati (da quelli europei agli Usa) hanno speso 4 mila e 500 miliardi per salvare le banche. Ma adesso si apre un altro problema: chi salverà gli Stati? La Germania, per esempio, per le sue banche ha speso 400miliardi, l'Italia invece appena 4miliardi, praticamente niente, però il nostro vero handicap è l'elevato debito pubblico». LA GRECIA E L'EURO. «La Grecia farà default, non subito, ma lo farà. È inevitabile. La sua situazione ha scoperchiato il problema-euro, ovvero quello di aver coniato una moneta unica senza però uno Stato che comanda. Insomma, abbiamo costruito una casa fino al tetto, ma senza fondamenta». LA RIVOLUZIONE TELEMATICA. «Internet è la prima rivoluzione industriale che mette in crisi gli sportelli bancari. Entro il 2020 infatti le operazioni fatte direttamente in banca saranno il 5%. Nel settore ci sarà quindi una rivoluzione incredibile e questo rappresenterà una sfida dai risvolti anche drammatici, perché si dovrà rinunciare alla maggioranza degli impiegati che oggi lavorano agli sportelli. I veri direttori di banca saranno i "family banker" e questo passaggio ci trova comunque già pronti perché da anni, praticamente dal 1997, stiamo investendo sulla loro formazione». DRAGHI E MONTI. «Sono appena tornato dagli Stati Uniti e i banchieri, gli imprenditori, i politici che ho incontrato mi hanno tutti ribadito due concetti: Mario Monti è una persona veramente in gamba di cui hanno stima e fiducia. Ma chi ha salvato l'Europa è stato il nuovo governatore della Banca centrale europea, Mario Draghi. È arrivato dopo il francese Trichet dando una scossa positiva e tranquillizzante ai mercati. Ha fatto un lavoro straordinario prestando i soldi alle banche al tasso dell'1%. Un'operazione fondamentale». LE NOSTRE AZIENDE. «Ci sono tante imprese che lavorano solo sul mercato interno. Beh, temo avranno grandissime difficoltà, anche nel futuro purtroppo. Oggi è imprescindibile aprirsi al mondo: sia per la produzione sia per la finanza, solo in questo modo si può fronteggiare la crisi e uscirne addirittura più forti. La differenza la fanno formazione, innovazione, e il coraggio di investire, anche in un momento di grande difficoltà come quello che stiamo attraversando». IL FUTURO. «Non si può più ragionare con la stessa mentalità di qualche anno fa. E questo a tutti i livelli: dall'economia alla cultura. Ormai dobbiamo pensare con una visione allargata e almeno europea. Prendiamo l'articolo 18: può ancora esistere in Italia se invece non c'è nelle altre nazioni? La Camusso accetterebbe che venisse abolito in Veneto e non in Campania? No. E allora se oggi non c'è in Baviera, perché invece dobbiamo ancora prevederlo noi?». © RIPRODUZIONE RISERVATA
