Rampl: «Resto con l'accordo dei soci»

UNICREDIT. Il presidente del gruppo punta a un rafforzamento della governance condivisa tra azionisti italiani e esteri
In settimana i comitati che precedono il cda il 28 Il nodo dell'incompatibilità per i doppi incarichi
19/02/2012
Dieter Rampl

PARMA Dieter Rampl è pronto per un nuovo mandato alla presidente di Unicredit «a fronte di un progetto di governance valido per tutti gli azionisti italiani e internazionali». A margine della riunione del Forex di Parma e alla vigilia dei comitati di Unicredit che precedono di una settimana, come di consueto, il consiglio di amministrazione di martedì 28 il presidente del gruppo bancario lancia un messaggio chiaro, sottolineando che «lo scopo è di fare buoni risultati per la banca». «Per me la cosa più importante è sempre stato il bene della banca», assicura il banchiere tedesco. Di certo la partita per il vertice, in vista dell'assemblea di primavera, è già iniziata. «I giochi sono aperti», ma «da parte mia non c'è un giudizio negativo nei confronti dell'attuale presidente», sostiene Giovanni Puglisi a capo della Fondazione Bds, Banco di Sicilia, tra i soci storici di Piazza Cordusio. Puglisi rileva anche che la sua «è una valutazione generale di politica bancaria», ma che «non ci sono polizze assicurative in consiglio». In questo contesto è però anche chiaro ai più che con la nuova mappa societaria post-aumento, il ruolo e il peso delle fondazioni (circa il 12% del capitale) pur avendo confermato i propri impegni, è andato diminuendo. La scommessa è ora su una presenza di maggior spessore degli arabi di Aabar, fondo sovrano di Abu Dhabi: primo azionista, forte del 6,5% in pancia che ha compensato la diluizione dei soci libici. Ma è anche vero che, pur se i giochi sono aperti, tutto è ancora in evoluzione. Resta, peraltro, da capire quanto hanno investito gli azionisti privati (Della Valle, Caltagirone, Del Vecchio) ma, forse, questo si saprà solo con l'assise di maggio. Altro capitolo sarà il numero dei consiglieri. L'obiettivo di Rampl è quello di limare. Attualmente i componenti del sono 23, scesi a 20 dopo le dimissioni di Salvatore Ligresti, Piero Gnudi (diventato ministro al turismo e allo sport del Governo Monti) e Carlo Pesenti. Per lo statuto il numero degli amministratori varia da un minimo di 9 a un massimo di 24 e l'idea del presidente è di alleggerire il futuro board ben sotto quota 20. C'è poi, sullo sfondo, l'adeguamento alla legge relativa all'incompatibilità dei doppi incarichi per banche e assicurazioni. Una norma, richiamata anche dal palco del Forex dal governatore della Banca d'talia, Ignazio Visco, che ha colpito Pesenti e che potrebbe pesare anche su Rampl («seguirò la legge», ha ribadito anche ieri), sul vice presidente, Fabrizio Palenzona, entrambi con poltrone in Mediobanca e sul consigliere, Luigi Maramotti che siede anche in Credem.