Lo Stato è un evasore ma nessuno ci fa caso
Nonostante lo sciopero annunciato dai sindacati aeroportuali, la compagnia low cost, venerdì, ha confermato tutti i voli pregando i passeggeri di recarsi ai gates di partenza con largo anticipo.
Il Giornale di Vicenza ha reso noto che Latterie Vicentine, 400 soci, 120 dipendenti e un fatturato di oltre 70 milioni di euro, non riesce ad ottenere il rimborso, già controllato dall'Agenzia delle Entrate, di 8 milioni di euro di credito Iva. Il caso della società vicentina non è isolato, essendo lo Stato debitore nei confronti delle imprese, non solo per crediti fiscali, della cifra monstre di circa 70 miliardi di euro. Tutto ciò in un periodo in cui ottenere credito dal sistema bancario è sempre più difficile anche per chi riesce a perseguire strategie di business redditizie ed innovative. Latterie Vicentine, costretta ad indebitarsi, subirà dei danni connessi al pagamento di maggiori interessi passivi, altre imprese che si trovino in situazioni di difficoltà potrebbero addirittura vedere messa a rischio la propria sopravvivenza. Eppure la notizia non sembra aver destato nei lettori né disagio, né sconcerto, né, tanto meno, indignazione. L'esatto contrario di quello che accade quando si parla di evasione fiscale: nei confronti del negoziante che non emette lo scontrino muove la rabbia sociale, nei confronti dello Stato che non paga i propri debiti (e che contemporaneamente continua ad innalzare oltre il sostenibile l'asticella del prelievo) si registra disinteresse o, tutt'al più, scoraggiata rassegnazione. Forse è anche colpa nostra, degli studiosi del diritto tributario, intendo. Non ci impegniamo sufficientemente nel divulgare le storture del sistema, così da generare consapevolezza negli individui, i quali dovrebbero quanto meno sapere: 1) che le aziende sono costrette a chiedere il rimborso dei crediti perché il limite alla compensazione è molto basso, euro 516.456,90 l'anno, con la conseguenza che chi attende la restituzione è spesso costretto a continuare a pagare le imposte; 2) che non è possibile, quando l'Agenzia abbia controllato il credito, decretandone la spettanza, rinunciare al rimborso e optare per la compensazione oltre l'anzidetto limite; 3) che il lassismo è a senso unico, dato che chi ritarda un versamento si vede irrogare una sanzione del 30%, con effetti anche penali qualora si superi il limite di 50.000 euro per Iva e ritenute; 4) che a chi indichi in dichiarazione un credito non spettante viene irrogata una sanzione pari al 100%, anche se quel credito non è mai stato utilizzato, in un contesto quindi di evasione zero; 5) che al contribuente che rateizzi il debito si chiedono gli interessi del 6%, mentre quando debitore è lo Stato l'interesse è quello legale, oggi pari al 2,5%; 6) che Equitalia addebita un aggio del 4,65% delle somme richieste, e ciò a prescindere da qualsivoglia attività di recupero del credito, senza quindi nella sostanza fare nulla se non incamerare i pagamenti; 7) che l'aggio diventa del 9% nei confronti di chi ritarda anche di un giorno il pagamento delle cartelle e di chi, destinatario di un accertamento, voglia difendersi e rateizzare contemporaneamente (cosa diremmo di un privato che chiede il 9 per cento del debito per concedere una dilazione di pagamento?). Occorre dunque un deciso cambio di passo, nella consapevolezza che ci si salva solamente se si mette al centro di qualsiasi progetto politico l'impresa, quale istituzione che merita attenzione, rispetto, incoraggiamento. Gli uomini e le donne che tra mille difficoltà intraprendono debbono trovare nello Stato e nei suoi apparati non dico un appoggio, ma quanto meno non un nemico. In questa prospettiva è possibile per il governo dei tecnici dare dei segnali di forte discontinuità. Si preveda quindi, innanzitutto, che gli introiti della lotta all'evasione siano destinati alla restituzione delle somme dovute alle imprese piuttosto che alla prospettata riduzione delle aliquote dei dipendenti e dei pensionati: quest'ultimo sarebbe provvedimento che punisce i lavoratori autonomi che pagano le tasse e premia anche coloro che in pensione ci sono andati ad età in cui le prospettive non sono di certo quelle di accompagnare i nipotini al parco. Si consenta poi agli Uffici di autorizzare, ovviamente previo controllo a cui le imprese accettino di sottoporsi, la compensazione dei crediti con i debiti anche oltre l'attuale limite di legge. Si stabilisca infine che i dirigenti delle Entrate debbano essere valutati anche in ragione dell'efficienza nel controllo e nell'erogazione dei rimborsi. Dovrebbe diffondersi anche nell'Agenzia l'idea che restituire le imposte a chi le ha pagate in eccedenza non è meno importante che recuperare quanto evaso da chi non rispetta la legge. *docente Università di Trento
