La pioggia non basta: sos per i fiumi a secco

L'EMERGENZA. Dopo il gennaio più secco degli ultimi vent'anni, anche a febbraio i livelli idrometrici ai minimi storici con il Bacchiglione e il Retrone oramai all'asciutto. Le preocipitazioni di ieri e oggi non aiutano a ricaricare i corsi. «E non ci sono riserve nevose». In settimana vertice a Padova
20/02/2012
Febbraio come agosto: il Bacchiglione in secca mostra sporcizia sotto ponte degli Angeli. COLORFOTO

Vicenza. Anche senza sensori al laser, idrometri e aste graduate è facile capire che nei fiumi acqua non ce n'è. Basta fare un giro sui ponti o lungo gli argini della città: Bacchiglione e Retrone a Ponte Furo, Ponte degli Angeli, via Giuriolo o viale Fusinato sono ridotti a canaletti dove si vede oramai il fondo e dal fango e dalle alghe spunta tutto quello che era stato gettato dentro, compresi segnali stradali, uno spartitraffico bianco e rosso di plastica, sacchetti di immondizia, varie ed eventuali. E mentre gli scarichi di tombini e fognature oramai a cielo aperto un metro sopra il livello dell'acqua sono diventate cascatelle, si comincia a sentire cattivo odore. Gli esperti dell'Arpav lo avevano già detto a fine gennaio, che era una siccità da record. Ora siamo al 20 febbraio e di acqua se n'è vista appena qualche goccia. Gli idrometri sparsi in città e in provincia misurano tutti cifre ridicole: 0,2 metri, 0,01 o perfino -0,2. Il che significa che il livello dell'acqua è sceso sotto quello dei sensori. Insomma se dopo un novembre da deserto del Gobi, un dicembre da Sahara e il gennaio più asciutto degli ultimi vent'anni, ecco il febbraio da depressione del Mar Morto. E la pioggia prevista oggi non servirà a niente, anche perché poca e seguita da un altro periodo secco. Lorenzo Altissimo, direttore del Centro idrico di Novoledo, ha già in programma un incontro la settimana prossima a Padova con i vari enti interessati per capire come garantire la portata dei pozzi in vista dell'emergenza: «Se va avanti così, e tutto lo fa pensare viste le previsioni, dovremo usare le elettropompe per tirare su l'acqua. Il che significa che all'azienda costerà più soldi. Anche se non posso dire ora che aumenteranno anche le tariffe...». Comunque conferma il momento anomalo, Altissimo: «Non so cosa pensino alla Coldiretti, ma credo che gli agricoltori siano preoccupati. Ha piovuto pochissimo, non ci sono riserve nevose. E i livelli della falda sono giù da almeno un anno. Comunque quando il Bacchiglione e il Tesina sono senza acqua, vuol dire che le risorgive sono esaurite. Avessimo anche noi i serbatoi come hanno sul Brenta si potrebbe resistere di più».  Il problema è che in queste condizioni, con il terreno secco, prima di rivedere l'acqua in fiumi e falde di pioggia ne deve venire giù una montagna: «La prima pioggia servirà a saturare i terreni - dice Altissimo -, anche fossero due giorni di acqua. Poi dovrebbe diluviare per un altra settimana, per avere effetto». E chi l'acqua la prende dai pozzi, come farà? «Dovrà andare più in profondità, magari da 15 a 50 metri. E magari succederà come nel 2003, anno delle siccità record, quando in molti ci chiedevano le analisi dell'acqua dei pozzi. Così se già a metà gennaio la portata del Bacchiglione a Montegalda ha registrato il minimo storico dal 1930 (qualcosa come 80 anni) ed è piovuto il 70% in meno tra la media di tutti i mesi di gennaio dal '92 a oggi, non c'è da stare allegri: è il solito clima estremo degli ultimi anni, dall'alluvione alla siccità.  Per le cavallette e le tempeste di sabbia, basta un po' di pazienza.

Alessandro Mognon
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