L'immaginazione è il mare
di libertà in cui alzo le vele

BJÖRN LARSSON
22/02/2012
Bjorn Larsson

Ha trovato le coordinate di un porto dove i sogni si possono incrociare. Ha raccontato la profonda Saggezza del mare e il fascino del mistero racchiuso in un Cerchio celtico. La sua abilità nell'unire al genere fantastico una più profonda attenzione al racconto psicologico e alla ricostruizione storica ha fatto breccia nel cuore dei lettori italiani quando si è cimentato nella Vera storia del pirata Long John Silver. Ha affrontato in francese (lingua nella quale, ancor più che nel peraltro fluentissimo italiano, si sente a casa), l'Argomento degli Argomenti: il bisogno di libertà (Besoin de liberté). «Non si nasce liberi, lo si diventa». Di premi, poi, ne ha vinti così tanti da riempire idealmente la cambusa della sua prima barca a vela, l'ormai mitica “Rustica”. Ma se oggi dici Svezia, pensi inevitabilmente al suo omonimo (e defunto) Stig e a tutti gli scrittori di “gialli” che dal Grande Nord europeo in questi anni sono approdati sulle assolate sponde del Mediterraneo. Adesso però è il momento di una svolta. Meglio: di un (apparente) cambio di rotta; il “corsaro della letteratura” Björn Larsson, classe 1953, svedese di Jönköping ma residente in Danimarca, a Gilleleje, piccolo villaggio di pescatori non lontano dal castello di Amleto e questa sera ospite alla libreria Galla alle 18.30, si cimenta in una “specie di giallo” che Iperborea ha mandato alle stampe sul finire dello scorso anno. Björn Larsson, questo suo “I poeti morti non scrivono gialli” è' una sorta di raffinata ironia nei confronti di una certa tendenza editoriale? Anche, ma non solo. Credo vi siano buoni scrittori fra i giallisti, ma la moda editoriale è dilagante. Se uno oggi entra in una libreria svedese, trova due sezioni: una dedicata solo ai gialli, l'altra a volumi d'ogni altro tipo. La cosa mi fa venire alla mente i tempi di Ingemar Stenmark in cui tutti pensavano a sciare, e quelli di Björn Borg in cui tutti facevano tennis... È una moda innocente, passeggera. È però meno innocente il fatto che si ritenga che il giallo svedese sia lo specchio di questo Paese. Ma è uno specchio deformante! Prima la Svezia aveva dato di sè un'immagine forse eccessivamente positiva, ora credo che passi per la terra del crimine... Così non è. Ed è su questo che provoco e interrogo il lettore. Al di là dei gialli, Iperborea, la sua casa editrice italiana, ci ha fatto scoprire e in taluni casi riscoprire il Nord delle Lettere. Nell'elenco degli autori pubblicati, oltre al Settimo sigillo di Ingmar Bergman, figurano tra i tanti, il “maudit” Knut Hamsun della Regina di Saba e Sotto la stella d'autunno, e il genio nichilista di Stig Dagerman con I giochi della notte, Il Viaggiatore e altri titoli, ma anche lo spassoso Arto Paasilinna de L'anno della Lepre. C'è qualcuno di questi autori ai quali si sente particolarmente vicino, o in qualche modo erede? Tutti gli scrittori leggono e quindi credo che tutti siano in varia misura eredi di qualcuno. Non mi sento però “scrittore svedese” per come lo si intende oggi. Essendo però io esperto di letteratura francese, e amando leggere... il mondo intero, credo di potermi tranquillamente definire “un nomade della letteratura”. Quale autore italiano le piace di più? Scoprii Italo Calvino e Dino Buzzati quando cominciai a studiare l'italiano, una decina d'anni fa. Calvino rappresenta per me qualcosa di speciale, straordinario e inimitabile: ma forse manca di passione, di - come dire - “esistenziale”... Ho osservato come in Italia la forma sia molto importante anche se talvolta va a scapito della passione. Lei e il mare: un rapporto di formidabile forza. Quando ha imparato ad amarlo e, soprattutto, quando ha sentito il desiderio di scriverne? Ho praticato attività subacquea per tanti anni e sono stato anche istruttore. Avevo un sogno alla Jacques Cousteau, quello di vivere il mare nel mare. Ma quando ho realizzato che là sotto non c'era il Viaggio, non c'era la possibilità di incontrare altre persone allora sono... emerso e in Francia ho scoperto l'amore per la vela: un modo di vivere, una filosofia, un andare per il mondo con la propria casa. E per forza di cose, essendo scrittore, di mare ho cominciato a scrivere. Non essendo però nè un navigatore alla Soldini o alla Moitessier, credo non sia indispensabile vivere grandiose avventure marine per scrivere di mare e marinai. E qual è il mare che ama di più? L'Atlantico del Nord: Scozia, Irlanda, anche la Bretagna. Là non c'è mai troppa gente. Invece il Mediterraneo è un po' troppo affollato per i miei gusti; mi dicono che d'estate in certi porti sia necessario prenotare il posto barca... Vuoi mettere una baia scozzese con due, tre imbarcazioni e poi la sera vai a bere birra al pub e fai nuove conoscenze? Per vivere il mare le basta salpare l'ancora o le è necessario issare le vele? Sono un navigatore di barca a vela ma quando serve non disdegno l'uso del motore. Certo, una traversata dalla Svezia alla Scozia solo a vela è una grande soddisfazione... Quali momenti della navigazione le hanno regalato le migliori ispirazioni letterarie? Per la verità non scrivo mai navigando. O meglio, ci provo. Ma dopo un attimo sono rapito dal cielo, dallo spettacolo delle onde e torno al timone. Però appena sono a terra... scrivo, scrivo, scrivo. Ma le dà maggiore gioia una pagina ben scritta o una bolina stretta fatta a regola d'arte? Il discorso è questo: una navigazione fatta a regola d'arte mi porta a dire che mi sono comportato bene e a considerare che sono giunto sano e salvo con il mio bagaglio di emozioni positive. Stop. Ma nella scrittura non ho mai questa certezza, nemmeno a libro stampato, nemmeno a distanza di anni: è la cronica inquietudine che pervade l'arte. C'è un porto nel quale i suoi sogni si sono davvero incrociati? La letteratura deve essere immaginazione ma sarebbe ridicolo inventare la geografia. Nei quattro luoghi descritti ne Il porto dei sogni incrociati, io ci sono stato per davvero. E sono quattro porti fuori dalle rotte abituali. Ci sono belle persone ovunque, credete. Quindi, porto come approdo o come punto da cui partire e ripartire?  Entrambe le cose. Quando sei in porto senti forte il desiderio di partire. Quando sei in mezzo al mare pensi al porto che raggiungerai: è inevitabile. Libertà è anche solcare le onde in solitudine? Il mio saggio sulla libertà ha avuto notevole successo in Italia. Il problema è come realizzarla, questa condizione dello spirito. Il giro del mondo in barca a vela? Può darsi. Io penso che la libertà sia anche immaginazione. Che poi è anche il nocciolo della letteratura. Questo può significare che nelle sue carte nautiche esiste l'Isola che non c'è? Il mondo oggi è esplorato, noto a tutti e tutto. Ma mi dicono che in Cile vi siano isole ancora senza nome e che chi vi approda sia autorizzato a battezzarle. Mi piacerebbe poterlo fare. Da amante dell'Italia e del mare, cosa l'ha più ferita del naufragio della nave Costa Concordia davanti all'Isola del Giglio e dell'immagine che a tragedia in corso qualche Paese - Germania in testa - di noi ha voluto dare? In Svezia abbiamo avuto negli ultimi anni due catastrofi marittime di proporzioni ben superiori a quella della nave da crociera italiana. E' stato accertato come la sicurezza a bordo non fosse adeguata. Quindi non siamo al cospetto di un vizio italiano, di una particolarità italiana. Mi ha ferito il fatto che all'estero non vi sia memoria di quanto è accaduto e purtroppo accade in altri Paesi. Penso questo: quando Berlusconi si è dimesso, Roberto Benigni era a Bruxelles e ci si aspettava che parlasse alla sua maniera dell'ormai ex premier. Ma lui ha spiazzato tutti e ha parlato delle bellezze dell'Italia, della bellezza del suo Paese. In quel momento è andato oltre: formidabile, geniale. Ecco, ritengo che non dovreste lasciare ai francesi l'esclusiva di sentirsi i migliori, i più grandi. Pensi: in Puglia c'è una fabbrica che realizza componenti di sofisticata tecnologia aeronautica: dico, una cosa a livello mondiale. Ma nessuno ne parla, pochi lo sanno. L'Italia non è un'anomalia, è un'eccezione. È questa diffusa mancanza di consapevolezza delle vostre capacità, del vostro genio che mi ferisce, questo sì. E nel profondo.