Scoperto il fico più vecchio del Continente

MONTE DI MALO. Ha 40 milioni di anni la pianta fossile di Val Matta
Analizzato con microscopio elettronico da parte di alcuni scienziati, il reperto risale al Bartoniano ed è il legno fossile più antico rinvenuto in Europa
22/04/2011

 Un'immagine del tronco fossile che misura quasi 20 centimentri. D.C.

Da una banale scampagnata per i boschi arriva a una scoperta unica. La notizia è ufficiale: a Monte di Malo è stato rinvenuto il campione di legno fossile della specie "Ficus" più antico d'Europa. Il ritrovamento risale a qualche tempo fa, quando degli appassionati del Museo paleontologico di Priabona intrapresero una ricerca nella natura a Monte di Malo: si tratta di Cesarino Corrà, Gian Luigi Dall'Igna, Roberto Sbalchiero, Isidoro Antonio Rossi, Fabio Xotta, Alessandro Lovato e Renato Gasparella. Arrivati in prossimità di una valle, scorsero tra il terriccio tufaceo, un pezzo di legno staccatosi da un monte a causa delle piogge. Il pezzo finì alle Università di Padova e Trento dove venne analizzato con un miscoscopio elettronico. E ora è emerso che quel campione appartiene alla specie "Ficus" risalente al Bartoniano, uno dei quattro piani stratigrafici in cui è suddivisa l'era geologica dell'Eocene e di cui fa parte anche il Priaboniano.
Il Bartoniano corrisponde a un periodo che va da 40 a 36 milioni di anni fa. Ad avvalorare l'importanza della scoperta è anche la pubblicazione di uno studio, in inglese, nel periodico dell'International Association of Wood Anatomists, il "IAWA Journal", una prestigiosa rivista internazionale di un'importante associazione di scienziati che si occupa dell'anatomia del legno.
La ricerca è stata condotta da Mauro Bernabei, ricercatore del Cnr-Ivalsa; Bernardetta Pallozzi, conservatrice del museo Civico "D. Dal Lago" di Valdagno; Loris Ceccon, del Centro Studi del Priaboniano; Paolo Mietto professore di Stratigrafia del Dipartimento di Geoscienze dell'Università di Padova; Guido Roghi, ricercatore dell'Istituto di Geoscienze e Georisorse del Cnr.
La rilevanza di questo ritrovamento la spiega proprio Mietto: «A differenza di altri campioni simili, in questo fossile il processo di mineralizzazione ha preservato la struttura originale e non si sono quindi verificate alterazioni nel tempo. Così è stato possibile effettuare un'analisi molto accurata delle nervature. La conservazione del campione è stata favorita dalla sua sedimentazione: il pezzo di legno si è inserito in una serie di strati fangosi sotto a depositi di lava vulcanica». Eppure, il frammento di "Ficus" rinvenuto non corrisponde alla comune pianta di fico e, anzi, questo specifico albero oggi lo si può vedere solo in zone tropicali. Come si spiega allora il ritrovamento nel vicentino? «Durante il Bartoniano -continua Mietto-, il clima era più caldo e le temperature elevate creavano un ambiente tropicale con acqua dolce e paludi che hanno favorito la crescita di una folta vegetazione e quindi anche di piante di questo tipo». Dunque, una notizia davvero felice per il Centro Studi del Priaboniano. «La scoperta è una grande soddisfazione per il museo, che ha trovato così un reperto nuovo, diverso e sorprendente. -racconta Renato Gasparella, uno dei fondatori-. Un'ulteriore occasione per visitare le nostre sale».

Dario Cariolato