Negozi: contro-ricorso sulle aperture libere
VENEZIA Ci sarà anche la Confcommercio Veneto davanti ai giudici del Tar, il 22 febbraio, per l'udienza sullo scontro sulla liberalizzazione totale del commercio. Come noto, la grande distribuzione (Pam e altri) chiede al Tar di bocciare le ordinanze dei Comuni che, basandosi sulla legge della Regione, autorizzano solo 20 domeniche aperte e quindi impongono la chiusura nelle altre festività. Il decreto salva-Italia dà invece piena libertà. La Confcommercio Veneto ha depositato ieri in sostanza un contro-ricorso, come spiega il presidente Massimo Zanon, affidato agli avvocati Mario Bertolissi, ordinario di diritto costituzionale, e Carola Pagliarin, associato di diritto amministrativo a Padova. «Le nostre imprese - spiega Zanon - per ragioni strutturali vengono colpite dalla totale liberalizzazione degli orari e delle giornate di vendita. La disciplina in questione, malgrado risulti contenuta tra le “Disposizioni per la promozione e la tutela della concorrenza”, condurrà, inevitabilmente, a effetti diametralmente opposti a quelli in apparenza perseguiti». «Il principio della libera concorrenza sostenuto dall'Ue a cui si rifà lo Stato - aggiunge il direttore Eugenio Gattolin - non può arrivare a influire scelte “micro” del territorio. Non accade in alcun altro Paese europeo: il nostro ricorso lo fa notare ai giudici del Tar. E in più è evidente che invece sul commercio la competenza esclusiva è della Regione». Senza contare, aggiunge Confcommercio, che proprio questa “libera concorrenza” tradotta in “totale deregolamentazione” finirebbe per creare l'opposto: la rimozione di un esercito di operatori commerciali a vantaggio solo di alcuni, molto grossi, che avrebbero il monopolio: «È un po' come l'urbanistica. Si può autorizzare a costruire chiunque, ovunque vuole? La stessa legge europea riconosce i vincoli delle esigenze di interesse generale. L'assenza di regole - conclude Gattolin- fa vincere solo la legge del più forte». P.E. Domanda sull'aldilà: l'incertezza della gente è prevalente. Ma allora, ci ha azzeccato Celentano quando dal pulpito di Sanremo ha predicato che preti e frati non parlano mai del Paradiso? Castegnaro affonda: «Celentano è espressione della crisi del Paese e se capisse qualcosa saprebbe che il problema per cui si fatica a parlare di Paradiso è che le categorie non possono più riproporsi sic et simpliciter agli uomini d'oggi».
