Sanità: la cura ai conti funziona Bilancio in attivo

REGIONE. Nei conteggi anche gli “ammortamenti a rate”. Critico il Pd
Zaia: «Nonostante aumento Iva e manovra-ticket chiudiamo il 2011 in positivo». Ora esame a Roma Vestito da nobile veneziano, un turista francese di 55 anni ha bucato per errore con una spada giocattolo un quadro del '700 di Pietro Uberti (il “Bailo Giovanni Emo”) al museo Correr.
17/02/2012
L'assessore  Coletto, il dirigente Mantoan e il governatore Zaia

Piero Erle VENEZIA Stavolta non c'è stato neppure bisogno dell'aggiustamento finale di marzo-aprile. Il bilancio 2011 della sanità veneta «si è chiuso per la prima volta in assoluto con la previsione di un attivo di 624 mila euro». L'annuncio a sorpresa l'ha dato ieri il governatore Luca Zaia, che ovviamente ci teneva a dare per primo la notizia storica. L'anno scorso - ricorda la Regione - si chiuse in un primo tempo con una previsione di disavanzo di 72 milioni, poi interamente recuperati nei conteggi finali fino a tirare la linea finale a +12,5 milioni. Ma questa volta i tecnici regionali hanno definito il consuntivo dell'andamento del quarto trimestre 2011 e la documentazione trasmessa al Ministero delle finanze - dove si svolgono i monitoraggi periodici sull'andamento dei conti sanitari delle Regioni - riporta già il segno positivo, prima di giungere al confronto finale di marzo a Roma. LE BATOSTE SUPERATE. Il conto finale del 2011, osserva Zaia e con lui l'assessore regionale alla sanità Luca Coletto, è ancora più positivo perché la Regione ha dovuto superare nuove batoste nel corso dell'anno, senza ricorrere all'aumento dell'addizionale Irpef che come noto è stata azzerata dall'ex governatore Galan e non è più stata ripristinata - «siamo gli unici in Italia» - da Zaia (quella regionale, quella statale è invece ora aumentata come noto). Primo: la manovra sui ticket aggiuntivi imposti dal governo Berlusconi in estate, «che ci ha sottratto di fatto altri 64 milioni di euro, contro la quale - ricorda Zaia - abbiamo fatto ricorso alla Corte costituzionale». Secondo: c'è stato l'aumento dell'Iva che è valso per le Ulss circa 30 milioni spesi in più. «Ma nonostante questo essere riusciti a mantenere i conti in ordine anche nel 2011, erogando circa 100 milioni di prestazioni extra Lea e mantenendo invariato il livello dei servizi erogati - sottolinea Coletto - è un risultato eccezionale». «GRAZIE A MANTOAN». «È la politica del rigore che paga - aggiunge Zaia - e che dimostra quanti sprechi si potrebbero evitare nella sanità italiana se solo lo si volesse, se solo ci si impegnasse seriamente come stiamo facendo in Veneto, tagliando ogni possibile spesa non necessaria ma salvaguardando al contempo quantità e qualità dell'assistenza erogata. Non dimentichiamo che proprio gli sprechi in sanità sono la principale causa del dissesto finanziario degli Stati», dice il governatore, che invoca l'applicazione dei «costi standard» alla sanità di tutte le Regioni. Zaia e Coletto ringraziano prima di tutto il segretario regionale della sanità, il vicentino Domenico Mantoan, e poi tutti i tecnici regionali, i direttori generali delle Ulss e tutti i dipendenti della sanità veneta: «Senza il lavoro, il rigore e la fatica quotidiana di tutti certi obiettivi non si raggiungono». Si è puntato sull'eliminazione di prestazioni sanitarie e prescrizioni non appropriate, riduzione della spesa in farmaci e altro. LE MACRO-CIFRE. Coletto indica alcuni dei passaggi che hanno portato alla chiusura in attivo. Il dato di partenza dei conti parlava di -445 milioni circa. Poi 213 milioni «sono stati reperiti con risorse proprie e con alcune sopravvenienze attive registrate nel corso dell'anno. Ulteriori 232,5 milioni costituiscono la quota di ammortamenti netti, oggetto di apposita copertura in rate venticinquennali come previsto dagli accordi tra le Regioni ed il tavolo di monitoraggio nazionale». IL PD ATTACCA. Duro il commento del Pd: «Quelle briciole di attivo sono state raggiunte sulla pelle dei cittadini». Claudio Sinigaglia e Bruno Pigozzo ricordano il taglio di 70 milioni alle Ulss che ha ridotto l'accesso di anziani in casa di riposo, la riduzione di visite specialistiche. Per il momento la verità è che i cittadini del Veneto hanno iniziato a pagarsi la sanità di tasca propria» Rispedita al mittente, cioè alla giunta Zaia. La commissione “Sanità” del Consiglio regionale, guidata da Leonardo Padrin (Pdl), ha inviato indietro all'assessore regionale Luca Coletto la delibera del 29 dicembre con cui si era tentato di sbloccare la situazione dello screening delle malattie metaboliche ereditarie per i neonati: a Padova esiste una macchina per lo screening regalata dall'associazione Cometa Asmme, ma mai attivata. La Giunta proponeva quindi un accordo tra Padova e Verona, dove il servizio è già attivo, anche perché c'è da tirare fuori i soldi necessari ad attivare lo screening, e cioè 2,8 milioni da reperire però nel bilancio non sanitario, perché si tratta di extra-Lea (livelli essenziali): «Decida il Consiglio». Ma la commissione restituisce la grana: bisogna scegliere, due strutture sono troppe. Di qui l'invito alla giunta «ad assumersi le proprie responsabilità, decidendo al più presto se il centro di riferimento per le malattie metaboliche ereditarie» debba essere Padova o Verona, «visto che - scrive Padrin - erogare il servizio su due sedi viene a co- stare qualche milione in più».