La Rai ora vuole il canone speciale Aziende in rivolta

IL CASO. Associazioni di categoria: «Inonderemo di lettere Passera»
Computer, iPad e altro: la legge impone 470 euro «Assurdo: lo chiedono anche agli studi medici»
18/02/2012
Sandro Venzo (Confartigianato)

Dopo il canone ordinario, non pagato dal 40% degli Italiani, la Rai ci riprova col canone speciale per le aziende che utilizzano i pc collegati ad internet. Solo che a dover fare i conti con il nuovo balzello questa volta ci sono anche gli ambulatori di medicina generale che spediscono i certificati via Adsl e dovranno pagare 470 euro. L'iniziativa dell'azienda nazionale ha provocato una valanga di polemiche in Veneto, pronto alle barricate. ASSALTO ALLE AZIENDE. A scatenare l'offensiva nella nostra regione, a difesa delle imprese, c'è ad esempio Sandro Venzo, presidente del Gruppo giovani di Confartigianato Veneto, che parla di vero e proprio «assalto da parte della Rai a tutte le aziende». Il presidente bassanese fa sapere che piccoli imprenditori e artigiani, siano carrozzieri o gestori di officine meccaniche, ma anche titolari di istituti di bellezza o tintorie, «stanno ricevendo richieste e solleciti per mettersi in regola con il pagamento del così detto “abbonamento speciale alla televisione”». Venzo pone un quesito, che non è certo banale e ha una sua logica intrinseca, e si chiede cosa mai abbia a che fare un'officina o una carrozzeria con il canone Rai. Forse i carrozzieri, qualcuno potrebbe obiettare, guardano Sanremo tra una riparazione e una verniciatura? Non è proprio così. Per Venzo si tratta di una “richiesta arrogante della Rai” che trova fondamento su una disposizione legislativa (il Regio decreto del 1938) in base alle quale chiunque detenga uno o più apparecchi televisivi è tenuto a pagare il canone, «trattandosi di un'imposta sul possesso e non sull' uso del televisore». Ergo: deve pagare anche chi non guarda la televisione di Stato. Venzo annuncia la spedizione di una valanga di cartoline di protesta via Pec all'indirizzo del ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera. «La Tv di Stato - va giù duro - non può e non deve fare cassa sulle nostre spalle». «IL COMPUTER È UNO STRUMENTO DI LAVORO». A dare manforte a Venzo c'è anche l'Ascom di Padova, col presidente Fernando Zilio. «Di norma, nelle aziende - puntualizza Zilio - il computer è uno strumento di lavoro e come tale viene utilizzato. Se poi lo stesso strumento consente di collegarsi anche alla tv non può essere un utilizzo accessorio quello che diventa basilare per applicarci sopra una tassa che, vista l'esosità, finisce per costare più del computer stesso». «PAGANO ANCHE I MEDICI: ASSURDO». E nella rete del canone speciale Rai cascano anche i medici, come possessori di pc con collegamento internet. “Paradosso” che fa montare su tutte le furie Leonardo Padrin, presidente della commissione “Sanità” in Consiglio regionale. «È assurdo che la Rai chieda di pagare il canone agli studi dei medici di medicina generale solo perché hanno l'Adsl: il collegamento web serve ai medici per offrire un servizio migliore ai loro pazienti in accordo con la Regione, e non per guardare i programmi tv!». Per Padrin la richiesta che giunge dalla Rai è assolutamente «artificiosa e illogica: a questo punto - tuona - perché non far pagare il canone Rai a tutti i computer collegati alla rete che ci sono negli ospedali?». Pragmatico, ma altrettanto stupito da un'iniziativa che «non sta né in cielo né in terra», Antonino Pipitone consigliere regionale Idv e medico diabetologo che propone tre soluzioni: «O a livello nazionale si rimangiano questo diktat assurdo e tutto torna come prima, oppure la Regione si deve far carico di pagare i 470 euro per ogni medico, visto che l'accordo prevede che usino l'Adsl per spedire i certificati e dare servizi migliori e più celeri ai pazienti veneti. Ultima alternativa è che i medici di base scendano sul sentiero di guerra e stacchino tutte le spine dei computer, abbandonando internet, così la Rai avrà compiuto l'ennesimo capolavoro». «L'ENNESIMO VERGOGONOSO TRIBUTO». «È l'ennesimo vergognoso, assurdo tributo che si abbatte sugli imprenditori per il possesso di apparecchi come computer e simili, normalmente non finalizzati alla ricezione di programmi televisivi: addirittura videofonini, videoregistratori, Ipad, addirittura sistemi di videosorveglianza», si fa sentire anche Silvano Scandian presidente della Cna Vicenza. Rete Imprese Italia ha calcolato che quasi 5 milioni di aziende italiane dovranno sborsare 980 milioni di euro. Chi non paga è soggetto a pesanti sanzioni e a controlli da parte degli organi di vigilanza.

Antonella Benanzato