Parlamento padano: Tosi ko
«Troppe assenze». È la vigilia di un consiglio federale forse decisivo per la lotta interna
Enrico Santi VERONA Flavio Tosi disarcionato dalla vicepresidenza del cosiddetto Parlamento del nord. Al sindaco, reduce dalla cavalcata di venerdì in testa al corteo del Bacanal, è stato tolto l'incarico di partito che condivideva con l'ex ministro Roberto Castelli e il senatore veronese Federico Bricolo. Tosi è stato sostituito da Gianpaolo Dozzo, capogruppo del Carroccio alla Camera. Dopo i pronunciamenti anti Lista-Tosi presi dal Consiglio federale e da quello nazionale (veneto) della Lega, tale defenestramento, ultimo episodio per ora della guerra senza esclusione di colpi che si sta combattendo all'ombra dello spadone di Alberto da Giussano, suona come un nuovo schiaffo al sindaco legato all'ex ministro Roberto Maroni e avversato dal «cerchio magico» che attornia Umberto Bossi. E come un avvertimento su temi scottanti come la Lista Tosi e le alleanze alle prossime amministrative. La virulenza dello scontro non risparmia neppure Facebook, come dimostra il «fuoco amico» scatenato contro il sindaco attraverso un apposito profilo intitolato «Vogliamo Tosi programmatore elettronico». Per giustificare la sua rimozione dalla vicepresidenza dell'organismo che ha sede a villa Favorita di Sarego, nel Vicentino, i componenti dell'ufficio di presidenza, avrebbero fatto appello all'«assenteismo» del primo cittadino di Verona alle riunioni del surreale parlamento riesumato dopo che la Lega è andata all'opposizione del governo Monti. Tosi non ha voluto rilasciare commenti sulla sua estromissione, ma in ambienti a lui vicini si sottolinea che il sindaco era intervenuto alle ultime due riunioni del «parlamento» mentre ad altri due incontri dell'ufficio politico aveva comunicato preventivamente la sua impossibilità a partecipare poiché in un caso si trovava negli Stati Uniti per impegni istituzionali, nell'altro doveva partecipare a un dibattito in città, programmato da tempo, con Francesco Rutelli. La revoca dell'incarico, tuttavia, risalirebbe agli inizi di febbraio, con l'accordo dello stesso Tosi, tanto che a prenderne il posto è arrivato un altro esponente dell'ala maroniana del Carroccio. L'iniziativa di darne notizia, attraverso l'agenzia Adn-Kronos, è il sospetto che serpeggia nella Lega scaligera, sarebbe stata presa per screditare l'immagine del sindaco «ribelle» agli occhi del movimento. L'episodio non è infatti un buon viatico per Tosi in vista della riunione di domani del Consiglio federale in via Bellerio a Milano. Il vertice potrebbe occuparsi del caso Verona e decidere in via definitiva se dare il via libera o no alla Lista Tosi anche se è più probabile che un pronunciamento su una questione così spinosa venga rinviata. Anche ieri, Tosi è tornato ad affermare che «per vincere al primo turno le amministrative e per garantire una vittoria anche in Consiglio comunale al candidato sindaco, è importante che questi abbia al suo fianco la Lega, la Lista Tosi e altre liste civiche». Inoltre il sindaco ha auspicato che gli amministratori del Pdl con i quali c'è stato un ottimo rapporto di collaborazione in questi cinque anni, «stiano in una compagine civica a supporto del candidato sindaco». Una dichiarazione che suona come un invito a disertare e che chiude ulteriormente le porte a un'alleanza con il Pdl, mettendo in difficoltà la politica aperturista del neocoordinatore del Pdl Davide Bendinelli. Dopo aver incontrato il sindaco Tosi e l'ex ministro Mariastella Gelmini, responsabile del partito per le elezioni nel nord Italia, Bendinelli, intanto, rimanda ogni commento a domani, dopo la prima riunione del coordinamento appena uscito dal congresso. Intanto, il segretario provinciale della Lega, Paolo Paternoster, ribadisce di non vedere molti margini per ricucire l'alleanza con il Pdl. «Con Bendinelli e con molti assessori e consiglieri comunali», afferma, «siamo in buoni rapporti, ma l'indicazione, soprattutto dopo la scelta di Berlusconi di appoggiare il governo Monti, è di non rimetterci insieme alle elezioni». Eventuali cambiamenti di strategia, quindi, saranno decisi dall'alto. E in un'intervista all'agenzia Efe, il Cavaliere fa sapere che sebbene la Lega abbia una posizione diversa sul governo, ciò «non significa la fine della nostra alleanza». © RIPRODUZIONE RISERVATA
