Una legge contro la paura crescente di perdere il lavoro

PROPOSTA. Una sorta di norma-quadro che rivede gli ammortizzatori
19/02/2012
Il prof. Adalberto Perulli e il capogruppo Federico Caner (Lega)

Piero Erle MESTRE I sondaggi lo dicono chiaro: in Veneto cresce la paura di perdere il lavoro. Per di più tra i giovani dilaga l'ansia di trovarlo, un lavoro: nella nostra regione il tasso di disoccupazione è al 17,1% ed è più basso anche di regioni vicine del Nord, ma preoccupa che l'anno scorso è aumentato dell'1,2%, a differenza dei nostri vicini. Inoltre tra quelli che un lavoro ce l'hanno sono soprattutto i giovani ad avere un'occupazione precaria: il 22,7% degli occupati tra i 15 e i 34 anni non ha un lavoro a tempo indeterminato. E la situazione dà segnali chiari di peggioramento. Sono tutti dati ricordati a Mestre dai consiglieri regionali della Lega nord, guidati dal capogruppo Federico Caner, per presentare una proposta di legge che dia una svolta alla situazione: il “contratto regionale di attività”. UNA LEGGE-QUADRO PER DIFENDERE IL LAVORO. Il testo, messo a punto con la consulenza del prof. Adalberto Perulli, prorettore dell'Università Ca' Foscari di Venezia, vuole tradurre nei fatti in Veneto quel concetto di “flexsecurity” di cui molto si è già parlato a livello di dibattito nazionale e che in sostanza mira a garantire una stabilità di lavoro alle persone pur a fronte di una flessibilità-mobilità delle imprese, che oggi ci sono e forse domani no, assicurando anche pari opportunità di occupazione per le nuove generazioni, molto meno garantite di quelle che le hanno precedute. La sensazione è che il testo messo a punto dalla Lega miri a creare una sorta di legge-quadro per gestire tutta la problematica di lavoratori precari, para-subordinati, disoccupati, aziende che decidono di assumere o di impegnarsi a confermare la loro forza lavoro. Attenzione: il tutto naturalmente riservato a veneti, e ad aziende che si impegnano a siglare contratti per almeno tre anni col lavoratore e a non delocalizzare l'attività principale per almeno 5 anni. L'ADESIONE È PERSONALE. In sostanza, la Regione sarebbe chiamata a proporre di sottoscrivere il “contratto di attività” a lavoratori subordinati, ad autonomi che però dipendono dai contratti concessi loro da altri, a inoccupati, a disoccupati, ad altre categorie di lavoratori svantaggiati. L'obiettivo è di fatto uno: “accompagnare” il lavoratore (che ovviamente non potrà tirarsi indietro) nel probabile percorso a zig-zag che ha di fronte tra contratti che finiscono e altri che se ne aprono, con pause o con periodi di “nuova formazione” che lo aiutino a ritrovare una nuova occupazione. Per questo la Regione dovrà siglare convenzioni con sindacati, associazioni di categoria, Inps, Camere di commercio, Università, Agenzie per il lavoro e altri. I SERVIZI. La Regione con il nuovo contratto potrebbe assicurare contributi economici di sostegno al reddito (anche totale, per 12 mesi) o di carattere formativo, prestazioni di servizi di soggetti pubblici o privati, perfino vere e proprie occasioni di lavoro. E anche incentivi per la stipula di contratti aziende-lavoratore. I SOLDI. Come cifra iniziale, la Lega propone di stanziare 2 milioni, e di indire ogni anno un bando per assegnare le risorse. Ovvio che nelle intenzioni il “contratto” dovrebbe assorbire via via altre risorse di “ammortizzatori attuali”. Via al dibattito politico.