Veronafiere liquida “Veneto Exhibitions”
VERONA Dieci milioni di euro. Se possibile 15, meglio, grazie. È questa la richiesta di “Veronafiere” ai soci, come segnala oggi il quotidiano scaligero “L'Arena”. Serve un fondo di dotazione per rafforzarsi. L'esperienza, dolorosa e negativa, di Solarexpo che se ne va a Milano dall'anno prossimo è indicativa di un mercato che tra concorrenza e crisi deve essere sempre tenuto sotto controllo. E quindi è urgente investire per mantenere i brand, per migliorare i prodotti, per andare ancora di più a fare fiera all'estero dove i margini sono ancora elevati (nel bilancio 2011 i ricavi da attività internazionale ha segnato una crescita di 2 milioni) rispetto all'Italia dove la marginalità si assottiglia sempre di più e ti costringe a comprimere costi e tagliare. Le prospettive per la Fiera sono di successi, ma anche di battaglie e di qualche criticità. Se la perdita di Solarexpo non fa disperare («Il settore ha qualche problema se è vero che nell'edizione di maggio prossimo ci saranno due padiglioni in meno», dicono in Fiera) è anche vero che non si respira la serenità di alcuni anni fa. «Ora che l'ingresso dei nuovi soci è stato definito, si sono costituite le premesse per l'ingresso di nuova liquidità. La necessità di un fondo di dotazione di 15 milioni di euro», spiegano il presidente Ettore Riello e il direttore generale Giovanni Mantovani, «è legata a un piano di investimenti e alla esigenza di autofinanziamento. Basti pensare che negli ultimi sei anni la Fiera ha investito qualcosa come 100 milioni in infrastrutture. Tutto in autofinanziamento». Ora, spiegano, si deve pensare «innanzitutto all'attività internazionale, da rafforzare». Dopo l'ingresso di due soci forti come Popolare di Vicenza e Cattolica, e il rafforzamento di quelli storici come la Camera di commercio, la Fiera indica l'esigenza di «investimenti per il consolidamento dei prodotti» e di «poterci proteggere dall'Expo 2015 di Milano che richiamerà una dotazione di fondi pari ad almeno 16 miliardi di euro. Ci sono padiglioni da riqualificare nel nostro quartiere, spazi da riorganizzare e nuovi ingressi da aprire per poter ospitare più rassegne contemporaneamente». Proprio ieri intanto il consiglio di amminsitrazione ha messo in liquidazione Veneto Exhibitions - Fiera di Vicenza ne era già uscita da tempo - la società che doveva promuovere i brand del Nord Est, società presieduta da Andrea Miglioranzi (“Lista Tosi” molto vicino al sindaco) e i marchi verranno assorbiti da Veronafiere. Che ne sarà dei marchi da Luxury&Yacht alla Nautica? «La rassegna del lusso - rispondono presidente e dg - ha un problema di continuità in un settore molto difficile per la crisi: è totalmente da ripensare e anche l'ultima edizione (assieme a Job&Orienta) non è stato sicuramente un evento di successo. E la nautica va ripensata, ma non accantonata perché nell'Alto Adriatico ci vuole qualche evento. Il Salone dei Beni culturali va ripensato ma ha un futuro. Chiuderemo invece, in accordo con la Camera di commercio, Sviluppo Fiera che era nato per lanciare Agrifood ma il suo compito si è ormai esaurito». E si parla anche di altri arrivi: «Stiamo trattando l'acquisto di altri due prodotti: uno per il settore del food e uno per le tecnologie meccaniche». Quanto all'estero, «potenzieremo il sistema del Vinitaly, nei mercati emergenti di Hong Kong e della Cina. Stiamo aprendo una base operativa per il mercato del vino a Mosca».
