I dati di febbraio: freddo da record e scarsità idrica

NUOVO REPORT ARPAV. Fiumi: il Piave al -40%
Due fucili da caccia, e proiettili, sono stati ritrovati a Eraclea Mare dalla polizia di Jesolo: erano in un armadio blindato lascia- to vicino alla pineta. Erano stati rubati a S. Donà a dicembre.
22/02/2012
Il colore parla chiaro: a metà febbraio il Veneto è “secco”. FONTE: ARPAV

BELLUNO La giornata di lunedì ha risollevato appena un po' le sorti, con piogge tra i 10 e i 20 millimetri: i conti si faranno a fine mese. Ma intanto il bollettino sui primi 15 giorni di febbraio, appena emesso dall'Arpav Veneto, risulta impietoso: è stata la prima metà del mese più fredda degli ultimi 20 anni, e il cosiddetto “indice di scarsità idrica” recentemente elaborato dall'Agenzia ambientale della Regione «conferma la situazione al 15 febbraio come la seconda peggiore dopo l'anno 2001-02». POCHE PRECIPITAZIONI. Come detto, ha fatto molto di più la giornata di lunedì, 20 febbraio, che non tutto quello che c'è stato prima. Nelle prime due settimane di febbraio la regione è stata “saltata” da perturbazioni e nevicate che hanno colpito il resto d'Italia. La poca neve che è scesa è stata misurata in 6-10 millimetri di equivalente in acqua sulle aree montane tra le province di Vicenza (il record: 14 millimetri a Recoaro) e Verona e sull'alto Bellunese. Apporti di 2-4 millimetri sono stati rilevati sulla pianura orientale, sul basso trevigiano e in alcune zone del Polesine. Praticamente nulla sulla pianura centro orientale e sulla costa. MANTO NEVOSO. La prima metà del mese è stata la più fredda degli ultimi 20 anni. Frequenti gli episodi di nevicate, ma con poco accumulo. «Il deficit di precipitazione nevosa da ottobre a metà di febbraio è importante: -40% a 2200 metri di altezza, -65/75% nella fascia attorno ai 1500 metri circa. Lo spessore medio della neve a metà febbraio registrava cali del -40% sulle Dolomiti e del -60% sulle Prealpi rispetto alla media dei vent'anni 1990- 2011. Sono valori simili al 2007. LAGHI E BACINI. Il lago di Garda è a un livello «significativamente inferiore» alla media mensile. I principali invasi del Piave, come normalmente avviene in febbraio, hanno continuato a calare e sono a livelli piuttosto bassi. Va male il lago di Pieve, un po' meno pesante la situazione nel serbatoio del Corlo (Brenta), con volume che a metà mese risultava sensibilmente sotto la media (-18%), poco oltre il 40% del volume massimo invasabile (30% di quello utilizzabile). FIUMI: DIFFICILE MISURARLI. L'Arpav segnala che le portate dei corsi d'acqua sono «difficilmente valutabili nelle sezioni naturali montane del Piave, comunque molto basse e ancora sotto la media con scarti stimabili tra -10% (Boite) e -40% (alto Piave) sia come portata al giorno 15 febbraio sia come portata media dei quindici giorni rispetto alla media mensile storica». L'estrema difficoltà nella misura nasce dalla combinazione tra i bassissimi livelli di acqua e la forte presenza di ghiaccio. I deflussi sono «ancora più bassi sull'area prealpina: il torrente Sonna registra il minimo storico (dal 1986). Fortemente sotto la media anche l'alto Bacchiglione, con l'Astico, che, al di là delle incertezze della scala di portata, presenta uno scarto negativo rispetto alla media maggiore del 50%. «Alla data del 15 febbraio anche le portate di tutti i principali corsi d'acqua della pianura veneta risultano nettamente inferiori ai valori medi mensili di lungo periodo». SCARSITÀ IDRICA. Come detto, il nuovo “indice di scarsità idrica” (Water Scarsity Index), recentemente elaborato dall'Arpav per il progetto europeo “Alp Water Scarce” conferma, rispetto agli ultimi vent'anni, il verdetto di gennaio: «La situazione a metà febbraio è la seconda peggiore dopo l'anno 2001-02 e allo stesso livello del 2006-07».P.E.