Ma Maroni difende il sindaco scaligero: «Non è un problema, è una grande risorsa per noi»
Ortodossia ed eresia si contrappongono nel Carroccio. Nella Lega, la fedeltà al movimento la si misura in base al grado di autonomia dei propri esponenti di punta. Che devono sempre e comunque credere fortissimamente nel faro della Padania. Per il segretorio veneto del Carroccio, Gian Paolo Gobbo, il sindaco di Verona, Flavio Tosi non ha dimostrato abbastanza devozione né sufficiente presenza ai direttivi del movimento; ecco perché si è meritato di perdere i gradi di vicepresidente del Parlamento padano. SCONTRO TRA GENERAZIONI. Nella consueta contrapposizione tra “cerchio magico” e corrente maroniana, si inserisce anche un inevitabile attrito generazionale. Che Gobbo ha esternato senza mezzi termini durante un'intervista concessa al massmediologo Klaus Davi. Riferendosi al collega veronese ha spiegato: «Un leghista che non crede più nella Padania deve prendere altre strade e trarre le sue conclusioni». Del resto, proprio il sindaco uscente di Verona aveva a suo tempo evidenziato la non percorribilità del progetto Padania. Detto ciò, la decisione di revocare l'incarico a Tosi, ha confermato lo stesso Gobbo, è stata una decisione assunta già lo scorso 4 febbraio. Secondo il segretario nazionale della Liga veneta, Tosi avrebbe partecipato alle riunioni di parlamento padano disertando, però, i direttivi. «SULLA PADANIA NIENTE ERESIE». Insomma, scandisce un Gobbo sempre più antagonista rispetto al giovane delfino di Maroni, «le eresie a volte possono far bene, ma in questo caso non era opportuno». La presenza è fondamentale per i leghisti soprattutto nelle assise interne, ma ancor più cruciale è la fede incrollabile nella Padania come simbolo della battaglia autonomista. Un concetto politico-territoriale che è stato inserito all'articolo 1 dello Statutto della Lega Nord, come dogmatico vessillo del percorso iniziato dal leader Umberto Bossi. Lo dice chiaro e tondo Gobbo, perché Tosi ascolti bene e i leghisti si riconoscano nel precetti della vecchia guardia e non nell'eresia tosiana. «TOSI SE NE VADA ALTROVE». «Lo statuto del nostro movimento - scandisce Gobbo durante l'intervista - all'articolo 1 parla della Padania. Allora Tosi, che non ci crede, è leghista ma certo non ortodosso. Non ci si può dimettere dalla Padania, un leghista che non ci crede deve prendere un'altra strada e trarne le conclusioni». «NESSUNA RISPOSTA». Ancora epurazioni in casa leghista? Flavio Tosi non sembra darci molto peso. È impegnato con la campagna elettorale, a maggio si vota e lui conta di poter sedersi ancora sulla poltrona di Palazzo Barbieri. «Non ho tempo né voglia di fare polemica su questi temi - ha puntualizzato a chi gli chiedeva di rispondere a Gobbo - ho ben altre cose e molto più concrete di cui occuparmi». MARONI RESTA COL SINDACO VERONESE. Certamente, intanto c'è da capire se potrà correre con una propria lista Tosi. Il diktat calderoliano sancito nel corso del consiglio nazionale di Padova, era già stato un bello sgarbo che il “cerchio magico” ha confezionato per il sindaco veronese. Detto ciò, Tosi può sempre contare sull'appoggio dell'ex ministro dell'Interno, Roberto Maroni che da Facebook gli ha fatto sentire la sua vicinanza. Per Maroni, Tosi «non è un problema», semmai «una grande risorsa» che tanti partiti vorrebbero avere. Alle viste c'è il congresso della Lega, Tosi potrebbe essere stato degradato per fare posto a qualcun altro. ZAIA SI CHIAMA FUORI DALLO SCONTRO. E i riflettori automaticamente puntano sul governatore del Veneto, Luca Zaia che si affretta a ribadire di non avere nessuna intenzione di correre per la segreteria regionale. Il presidente della giunta lo aveva detto e ripetuto a più riprese di voler portare a termine il suo incarico senza distrazioni. «Sono assolutamente indisponibile - ha rimarcato il governatore - e finché sarò presidente del Veneto il mio “no” è irrevocabile».
