Ma la sfida Milan-Juve non sarà decisiva

20/02/2012
Stephan El Shaarawy (Milan) in azione contro il Cesena

La Juventus si augurava di giocare la partitissima con il Milan a San Siro da prima della classe, ma ha fatto male i conti e sabato sera si recherà a San Siro con un punto in meno rispetto alla squadra rossonera anche se con un'altra partita da recuperare, sul difficile campo del Bologna. A fare da spartiacque la trasferta di Parma dove l'arbitro Mazzoleni ha negato due rigori ai bianconeri e uno agli emiliani. Clamoroso quello su Giaccherini che avrebbe comportato anche l'espulsione di Biabiany per fallo da ultimo uomo. «L'ennesimo rigore che ci manca», ha urlato Conte facendo riferimento all'unico tiro dal dischetto avuto in 23 turni di campionato rispetto ai 6 concessi agli uomini di Allegri. La società gli è andata dietro. E la vigilia s'è surriscaldata a una settimana dalla madre di tutte le partite. Con mille auguri all'arbitro che la dirigerà, probabilmente il solito Tagliavento, il fischietto più affidabile del gruppo in mano a Braschi. LA DISTANZA è rimasta immutata nell'ultimo week-end dopo i successi di entrambe le grandi per 3-1: prima la Juve sul Catania nell'anticipo di sabato a Torino, poi il Milan a Cesena nel pomeriggio di ieri caratterizzato da appena quattro incontri. Una iattura per i tifosi. Ma il punteggio non inganni. La squadra bianconera ha faticato tantissimo per avere ragione di un bellissimo Catania in una partita dai toni accesi, più da Premiership inglese che da Serie A italiana, fra le più belle della stagione. Basti ricordare che i siciliani hanno retto alla pari il confronto fino all'espulsione dell'ex juventino Motta (due falli da codice penale in un quarto d'ora) e, addirittura con un uomo in meno, hanno anche avuto con Almiron il pallone del 2-1. Poi Chiellini e Quagliarella hanno fatto la differenza. Più agevole la prova del Milan che ha passeggiato in Romagna e s'è trovato in affanno solo nel finale per la concentrazione perduta e le palle-gol sprecate. Un'altra dimostrazione di autostima dopo il perentorio poker rifilato all'Arsenal in Champions League. E pensare che la squalifica di Ibrahimovic aveva fatto temere il peggio nelle trasferte di Udine e Cesena. I gol di Robinho, El Shaarawi e Maxi Lopez dovrebbero far capire a Galliani che i soldi, sempre che Berlusconi abbia voglia di spenderne, vanno indirizzati su un grande centrocampista piuttosto che su un attaccante. Di questi ce ne sono, a partire dallo svedese. E comunque Pato, nuovamente alle prese con un affaticamento muscolare, diventerà in estate un'eccellente pedina di scambio. LA SFIDA peserà certamente sulla classifica, ma non sarà decisiva. A meno che la Juventus non vinca prima a San Siro, come in Coppa Italia con la doppietta di Caceres, e poi si ripeta nel recupero del 7 marzo a Bologna. Gli uomini di Conte ci arrivano da imbattuti, solo sei squadre nella storia della serie A hanno fatto meglio, mentre quelli di Allegri si portano appresso quattro sconfitte e un solo successo contro una grande, l'Udinese di recente memoria. Un cammino quasi in antitesi che sottolinea da un lato la forza corale dei bianconeri e dall'altra le qualità individuali dei rossoneri. C'è invece chi deve guardare al presente per capire cosa ha sbagliato in un recente passato per cambiare fisionomia. Neanche a dirlo parliamo dell'Inter, arrivata al decimo ko come era successo solo nel dopoguerra, il quarto nelle ultime cinque gare con 4 reti all'attivo e ben 13 al passivo. Verrebbe di chiamarla la banda del buco. Moratti è furibondo. A RANIERI ha concesso la prova d'appello nell'impegno con il Marsiglia in calendario mercoledì per gli ottavi di Champions League. In preallarme c'è Baresi, magari in coabitazione con Figo. L'allenatore romano avrà commesso degli errori, e Gasperini prima di lui. Ma l'inguardabile Inter di questi tempi è figlia di scellerate scelte di mercato. Come ha detto Fiorello «Moratti ha cacciato tanti soldi, ma ha anche cacciato Eto'o, Balotelli e Thiago Motta». È più sereno il Napoli dopo il 3-0 di Firenze in vista del confronto con il Chelsea che si giocherà martedì al San Paolo.

Filippo Grassia